IMG_1255di Nnimmo Bassey (presidente di friends of the earth international)

Nei giorni scorsi sono stato ad Avellino, Cairano e Roma, tutti posti in Italia ovviamente. Sono stato invitato dai compagni di Amici della Terra dell’area di Avellino a partecipare a Cairano 7x, un festival che dura un settimana dove artisti, poeti, scrittori, filosofi, musicisti, contadini, muratori, viaggiatori, si incontrano, partecipano a workshop e godono della ospitalità nelle case degli abitanti di Cairano. Io sono sicuro che ognuno di voi avrebbe voluto essere lì. É effettivamente un enorme esperimento culturale basato su sette progetti per sette giorni (così era nella prima edizione ndr). Le date dell’evento quest’anno erano dal 20 al 27 giugno. Ma io ero impegnato in quei giorni e quindi ho potuto visitare Cairano solo un paio di giorni dopo la fine della manifestazione.
Mi sono perso molto? Ci potete scommettere! Ma poiché Cairano è una cosa viva, ho potuto incontrare l’atmosfera e le impronte lasciate dal festival dietro di sé
Avrei dovuto dirvi che Cairano anche il nome del paese che ospita annualmente Cairano 7x. Appena ci siamo diretti verso l’Irpinia d’oriente verso Cairano nel caldo pomeriggio del 29 giugno, i miei ospiti Luca Battista, Fiorella Guerriero , Eleonora Giaquinto e Letizia Lieto hanno iniziato a preparami rispetto a quello che stavo per vedere. A proposito, il panorama irpino è incredibilmente bello. Le montagne arginano l’orizzonte in ogni direzione; parchi protetti assicurano che quello che vuole restare verde può restare verde (lo dico con invidia). Abbiamo attraversato una serie di ponti senza fiumi sotto di loro. La cosa mi ha davvero sorpreso. Abbiamo incontrato solo due piccolissimi fiumi e un lago artificiale.
Letizia, la mia interprete, mi ha ricordato le parole di Franco Arminio, poeta, scrittore e direttore artistico di Cairano 7x. Lui ha spiegato il progetto di Cairano in questo modo: Cairano 7x è un’idea semplice ma molto ambiziosa: noi pensiamo che un nuovo umanesimo possa nascere da qualche parte e noi crediamo che le montagne, le zone interne, siano il miglior posto per svilupparsi. Arminio chiama questo nuovo umanesimo paesologia, una disciplina che guarda ai paesi come sono e a come potrebbero diventare piuttosto che pensare a come erano in passato. Questo tipo di sguardo sui paesi è l’attività di chi si avvicina alla paesologia.
Bisgona andarci a Cairano per comprendere appieno cosa il festival cerca di ottenere e cosa rappresenta. Cairano è un paese che sorge su una vetta che non si può non vedere. La stessa rupe in cima al paese è una sorta di scultura che ti fa venire in mente mille cose allo stesso tempo. Forse è caduta lì dallo spazio? Tutto intorno alla collina ci sono terreni coltivati e solo un po’ più in là pale eoliche generano elettricità per posti tutti lontani.
Cairano aveva una popolazione di 1410 abitanti nel 1951. Adesso la popolazione è crollata a circa 300 persone o meno, principalmente anziani e donne che siedono nel sole estivo ricordando forse i giorni del passato quando il paese era un brulicare di gente. Solo poche coppie giovani vivono qui, quindi si possono trovare alcuni bambini e qualche ragazzo. C’é solo un asilo, quindi i ragazzi devono frequentare scuole di altri paesi o città vicine. Grande cosa, mi sono subito reso conto che qui non si ha bisogno di un orologio da polso, perché le campane della chiesa suonano l’ora ogni 15 minuti. Mi sono chiesto se avrebbero continuato a suonare anche la notte.
Dunque arriviamo e ad aspettarci troviamo una piccola delegazione così può iniziare il tour del paese. Cairano 7x quest’anno ha avuto per tema la migrazione. Ho imparato qui cosa vuol dire terra di transito.
Durante la settimana della manifestazione alcuni artisti hanno realizzato sculture, e istallazioni dinamiche che raccontano la storia della migrazione. Una veramente interessante è stata realizzata con ritagli di carta con sopra disegni di uccelli e lumache, a rappresentare il movimento rapido e quello lento. Ho trovato questi disegni attaccati alle porte, alle finestre ed ai muri. Naturalmente le lumache strisciavano ai piedi del muro. A volte si ha l’impressione che stiano convergendo tutte in punto, altre che si stiano disperdendo ognuna in una direzione. Stupendo.
E poi c’era una grande impalcatura che conteneva diversi concetti di movimento: filo spinato a rappresentare l’accesso vietato, un grande nido fatto di erba a rappresentare l’idea di casa. C’erano semi in un recipiente che parlavano di vita e insediamento. Così tanti simboli. Si potrebbe stare in piedi davanti a questa scultura architettonica per ore e ci sarebbe ancora di più da vedere. E cosa dire della sedia di legno che sta messa precariamente su un muro? Non sono riuscito a comprenderne il significato. Tranne se significa dire che non c’è tempo per sedersi. Continuare a muoversi. Ma poi un pezzo di carta che sembra un prezzo gigante racconta un’altra storia: potrebbe essere necessario venderla, e muoversi. La mia immaginazione impazzava!
Che dire del workshop in un edificio abbandonato, con una foglia gigante di legno sul pavimento e dei pali verticali che si innalzavano da essa? Sulla parete c’è un blocco di legno su cui c’è un invito al mondo ad abbandonare i combustibili fossili e lasciare il petrolio nel suolo. Sì!
Tutto intorno a questa zona ci sono dadi di pietra di diversi colori. La voglia di tirare i dadi era così forte che ho dovuto spostare la mia attenzione sulle gambe di un ragno gigante fatte di fasce di legno e una damigiana di vetro come corpo.
Venite con me. Saliamo più in alto e guardiamo la bellezza di questo paese “abbandonato”. Ho potutto vedere un edificio in mattoni rossi costruito grazie ad un compasso a doppio fulcro, mi spiega Luca. L’architetto che ha inventato il compasso e questo metodo di costruzione l’ha usato per costruire un ospedale in Mali. E credo che la stessa cosa è stata replicata nei mercati artigianali di Bamako (che devo dire è l’unico posto dove trovo sandali fatti a mano che i miei piedi gradiscano!) Ah!
Su all’apice di questo splendido borgo vi è la prua di una nave costruita con pali e corde. Sta appollaiata in modo precario sul precipizio affacciandosi su un lago in lontananza e dandoti la sensazione di veleggiare. verso il futuro. E poi accanto ad essa vi sono sedie e una panca. E’ stato istruttivo constatare che tutti i progetti artistici qui sono stati eseguiti con materiali di provenienza locale. Nulla è stato importato.
Mentre lasciavamo Cairano i più giovani erano dispiaciuti che le persone dovevano andarsene dopo essere arrivati in paese. Speravano che la gente fosse venuta per restare. Hmmm. E’ stato triste salutarsi. Non ho potuto fare mio il suono della musica che deve essersi diffusa attraverso il paesaggio di Cairano durante l’evento. Le spine sono state staccate e i palchi smontati. I giardini sviluppati da alcuni dei partecipanti erano vivi e vegeti e continuo a domandarmi come mai i fiori fossero già sbocciati se erano stati piantati solo la settimana prima. Scendendo da Cairano, avrei voluto davvero poter rimanere. Il ricordo della manifestazione persiste nell’aria. E l’abbiamo portata in parte al seminario che si sarebbe tenuto il giorno seguente. Max Bienati e Rosa Filippini sono scesi da Roma per unirsi a noi ad Avellino. Le cose si stavano scaldando.
Il seminario si è svolto ad Avellino e sono stato onorato di intervenire sulle cause strutturali del cambiamento climatico, promuovere gli elementi del Chochabamba Peoples Agreement on Climate Change (Accordo dei Popoli Chochabamba sul Cambiamento Climatico) e anche di parlare delle fuoriuscite di petrolio nel Golfo del Messico e di quelle nel Delta del Niger che al contrario viene puntualmente dimenticato. Ho anche letto una poesia che ho scritto in Bolivia, Non Danzerò al Tuo Ritmo. Altri oratori hanno parlato del fatto che la crescita infinita è impossibile in un pianeta finito. Cairano è visto come esempio di luogo che sia “sostenibile in sé, non avendo ancora saturato la sua capacità di sopportare le pressioni dovute alle attività umane. Dare un nuovo significato demografico ed economico a questi territori occidentali è probabilmente una delle azioni strategiche più importanti per l’ambiente con l’obiettivo di ridurre le emissioni che alterano il clima e di garantire i diritti civili non disgiunti dalla salute e dalla sicurezza forniti dall’ambiente”. Il seminario è stato seguito da eccellente cucina locale e musica folk. Avevo voglia di saltellare a ritmo!

Il 1° di luglio sono andato a Roma con Raffaele Spagnuolo, Presidente di Amici della Terra Campania, Luca e Letizia. Max e Rosa Filippini di Amici della Terra Italia ci stavano aspettando, avendo lasciato Avellino il giorno prima. Roma è stata la sede di una conferenza stampa vitale per richiamare l’attenzione del pubblico italiano sul fatto che anche se tutti parlano della marea nera che sgorga nel Golfo del Messico, Stati Uniti, ci sono catastrofi non dichiarate che accadono ogni giorno nel Delta del Niger in Nigeria. E società petrolifere italiane, ENI ed AGIP sono invischiate fino al collo
La conferenza stampa è stata moderata da Rosa di Amici della Terra Italia ed è stata tenuta da me, Christine Weise di Amnesty International (Italia) e Elena Gerebizza della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.
La stampa era lì e lo erano anche i rappresentanti del colosso italiano del petrolio ENI. Avere la presenza di rappresentanti ENI è stato significativo!
La conferenza si è aperta con un video prodotto dalla Banca Mondiale sul fenomeno del “gas flaring” (bruciare il metano che si forma nella estrazione del petrolio ndt) nel mondo. Il video dimostra ocme questa attività inquinante sia pratica diffusa prima di tutto nella federazione Russa e subito dopo in Nigeria cui va la medaglia d’argento.
Ci siamo concentrati sulla pratica nefasta e illegale del “gas flaring” in Nigeria (illegale dal 1984) e il fatto che la perdita della BP negli USA dimostra chiaramente che gli standard del settore dell’industria del petrolio non sono adeguati. Oltre al fatto che dati affidabili sono difficili da trovare. Un esempio è dato dalla fuoriuscita di BP che è cresciuta dai 1.000 barili al giorno a oltre 100.000 barili. Non c’è menzione nel loro copia-e-incolla con i quali scrivono i loro studi di impatto ambientale di piani di risposta agli sversamenti.
Christine ha parlato soprattutto del fatto che i diritti ambientali sono diritti umani e che le major petrolifere che operano nel Delta del Niger hanno giocato sporco in ogni modo possibile – l’equivalente di una fuoriuscita Exxon Valdez ogni anno per oltre 50 anni. Con in più violazioni dei diritti umani in corso nel settore del petrolio e in generale in Nigeria.
Elena si è concentrata sulle tracce delle istituzioni finanziarie internazionali in questo pantano. E ha portato anche il caso della compagnia petrolifera italiana ENI che ha ottenuto un assenso a ricevere crediti di carbonio per fermare un’attività illegale in Nigeria.
Siamo andati a pranzo dopo la conferenza. Mi è piaciuta molto la pasta e formaggio questi ultimi giorni. Qui ho ricevuto un regalo gradito da Laura Radiconci che scrive sotto lo pseudonimo di Camilla. Mi ha dato una copia del suo libro “I Paracadutisti” – una storia di un soldato americano della Seconda Guerra Mondiale che era in realtà un vampiro, feroce, disperato e assetato di sangue. La domanda sulla fascetta pubblicitaria di questo libro è “Rivedendo il suo amore resisterà alla tentazione di ucciderla?”
Le dissi che avrebbe potuto scrivere una nuova storia su un altro vampiro, le compagnie petrolifere, che hanno affondato le loro zanne nel collo delle comunità povere.
Non vedevo l’ora di godermi questo viaggio. Non sono stato deluso. Salutare non è stato facile. Ma Cairano7X si terrà anche nel 2011. Segnatelo in agenda.

(un grazie a MariaTolmina Ciriello, per questa traduzione)

IMG_1080di Rosa Filippini (presidente di Amici dellaTerra Italia)

 

Parlare di sviluppo sostenibile in tutto il mondo a partire dai territori e dai paesaggi dell’entroterra appenninico è un’idea sofisticata ma assai più significativa ed efficace di quanto appaia.

E’ qui che si respira la sintesi fra natura, storia e cultura che è rimasta intatta solo perché trascurata e dimenticata dallo sviluppo convulso degli ultimi 50 anni.
Qui, sviluppo sostenibile significa trovare la terza via fra l’abbandono e i facili business imparando a costruire un futuro e ad immaginare un progresso che si avvalgano della natura anziché distruggerla, a partire dalla consapevolezza che essa rappresenta il patrimonio più consistente che abbiamo.

Imparare a valutare questo patrimonio a Cairano ci aiuterà a ritrovarlo anche altrove dove è stato spesso offeso, dimenticato, o addirittura compromesso, tanto da risultare irriconoscibile.

Non solo lo sviluppo sostenibile ha un senso per Cairano e per l’Italia. Esso deve anche rappresentare un impegno e una responsabilità per un popolo ricco e privilegiato come il nostro. Se non qui, dove potremmo mai sperare di costruire un futuro desiderabile ? Se non qui dove potremmo mai dimostrare il legame inscindibile che esiste fra protezione dell’ambiente, diritti umani, libertà, e progresso?

Certo, la democrazia e la pace non sono condizioni sufficienti per uno sviluppo desiderabile. Occorre anche sviluppare capacità di buon governo, di buona politica. Non è un’operazione semplice, né scontata.

(questa è la sintesi dell'intervento di Rosa Filippini all'incontro del 30 giugno alal Casina del Principe di Avellino che chiudeva cairano 7x, ospitando nnimmo Bassey, eroe per l'ambiente 2009 come definito dal Time e presidente di Friend of the earth international).

Immagine 268IL MATTINO 7.7.2010 _ di angelo verderosa

 

Nella sua tenuta agricola «La Turchina», vicino Viterbo, la giovane Loretta Di Simone, laureata in giurisprudenza, ha riseminato il grano «Senatore Cappelli». Aveva ritrovato, per caso, un vecchio sacco di semi.

Anche in Alta Irpinia, specie sul Formicoso, si coltivava fino a pochi anni fa quella particolare varietà di grano che porta il nome del fautore della riforma agraria negli anni ’30. Le spighe erano alte quanto un uomo.

Loretta Di Simone ha avuto successo: il «grano Cappelli» , essendo un seme antico, ha un glutine molto digeribile e facilmente tollerabile, ricco di proteine; ha ottenuto una pasta buona, di sapore, certificata dall’Università di Firenze come salutare. Loretta ha ripreso l'attività agricola della famiglia con due obiettivi aggiunti : riavvicinare i giovani all’agricoltura e rieducare le persone ad essere consapevoli di quello che quotidianamente mangiano.

Tutti avranno notato nell’ultimo mese la martellante campagna informativa del Ministero delle Politiche Agricole su quotidiani e riviste: «L’agricoltura italiana punta sui giovani, l’agricoltura a beneficio di tutti»; «Le aree rurali per uno sviluppo sostenibile; le nuove sfide dell'agricoltura: imprese giovani ed efficienti per valorizzare i prodotti del territorio e tutelare ambiente e paesaggio».

In quest’ultimo claim ministeriale è ben riassunta la prospettiva del Parco rurale dell’Irpinia d’Oriente. Naturalmente il titolo è provvisorio; si tratta di ragionare e riorganizzare un territorio specificamente agricolo, di circa 700 chilometri quadrati, pari ad un terzo della superficie della Provincia di Avellino, che comprende i comuni più ad est della Campania, delimitati come triangolo dai fondovalle dell’Ofanto e dell’Ufita, oltre che da parte dei territori comunali ricadenti sul lato sinistro dell’Ufita e confinanti col Formicoso.

Chiaramente anche i confini, in questo momento, sono pretestuosi perché si tratta di iniziare il ragionamento da qualche parte. In questa parte di terra, la popolazione attuale è di soli 44mila abitanti, in progressiva decrescita, una delle densità abitative più basse d’Europa. Dopo la politica dei posti di lavoro nel pubblico impiego – durata fino a tutti gli anni ’90 -, sappiamo bene com’è andata a finire con le prospettive edilizie-industriali-infrastrutturali del dopoterremoto. Qui, adesso, i giovani sono in gran parte emigrati; soprattutto i laureati. Negli ultimi tre anni, altre inutili aspettative giovanili sono state riposte nei centri commerciali e, di recente, nei call-center.

Naturalmente la terra, quella agricola (700 chilometri quadrati), è stata man mano dimenticata; in parte rimboschita naturalmente; in parte per legno da destinare all’industria (noci e ciliegi), con i contributi comunitari. In gran parte declassificata a coltivazione di foraggio per l’industria delle carni (il foraggio rende più del grano).

La risorsa primigenia e ultima dell’Irpinia era ed è la terra. I paesi devono la loro esistenza alla coltivazione della terra. Bisogna quindi ripartire da questo elemento che è qui così vasto e preponderante. Una terra capace di fare ancora un gran bel paesaggio; e di cambiarlo ad ogni decina di chilometri. Una terra capace in futuro – sicuramente – di poter far dimenticare decenni di inutile politica assistenziale e pseudoindustriale. Basta crederci. Assieme.

L’idea di parco è, almeno in questo momento, legata indissolubilmente alla terra, all’agricoltura. Un parco rurale, un parco agricolo.

Poi anche energetico, paesaggistico, ambientale, storico, paesologico, eccetera.

«Il futuro dell’agricoltura non è più legato solo alla produzione di materie prime per l’alimentazione, ma anche alla sua centralità nella tutela dell’ambiente e del territorio, a beneficio di tutti. Le sfide: clima, energia, risorse idriche, biodiversità», continua la campagna ministeriale. Viene da pensare in contrappunto agli slogan della politica locale, alla vetusta idea del corridoio infrastrutturale est-ovest, alle cementificatorie piattaforme logistiche; alla legge nazionale per la discarica sul Formicoso. Nell’ultima campagna elettorale è stato presentato un progetto da venti milioni di euro per raggiungere in superstrada più telecabina un parco archeologico in altairpinia con annesso villaggio turistico. Ci sono decine di progetti di campi da golf presentati nella sola provincia di Avellino a valere sui fondi Por.

E il grano del Senatore Cappelli?

 

TESTI CORRELATI :  http://it.wordpress.com/tag/il-parco-rurale/

 

cupola cairanensis Uno sguardo sul FormicoSo: la cupola come sentinella del Parco dell’Irpinia d’Oriente

 

 

Il seminario è stato caratterizzato da due attività formative:

-          Il workshop sul Parco Rurale dell’Irpinia d’Oriente

-          Il laboratorio di auto costruzione di una cupola in mattoni

 

Il Workshop sul Parco dell’Irpinia d’Oriente ha avuto finalità formative, di aggiornamento e di approfondimento nel campo della ricerca, del progetto e della pratica di Architettura aprendo un ragionamento sul Parco dell’Irpinia d’Oriente; un Parco che nasce dai cittadini che abitano questo territorio, un Continua a leggere »

On-line (una parte) delle foto di Cairano7x 2010

http://www.cairano7x.it/2010/foto/

La galleria delle foto su facebook è disponibile cliccando qui

 

Cairano è sempre stato un paese isolato, isolato dal mondo, ma anche dall’Irpinia. Dai paesi vicini nessuno ha mai sentito l’esigenza di andarci. Questa condizione di esilio dai traffici usuali è resa più evidente anche dallo stato di abbandono delle strade di accesso al paese.

La nostra idea sin dal principio non è mai stata quella di portare la modernità su questo meteorite che guarda tutta l’Irpinia. Abbiamo pensato e voluto che venissero qui le persone capaci di avvertire le tante pieghe di cui è formata la modernità incivile che ha raggiunto gran parte dei  nostri luoghi. Ieri tornando a Bisaccia, dopo otto giorni vissuti a Cairano,  ho provato un senso di pena per il mio paese. Mi è parso inutilmente trafficato. Impressione ancora peggiore l’avrei avuta, credo, passando per Lioni o Grottaminarda. Il paradosso è questo: l’Irpinia è bella dove gli irpini sono andati via o sono rimasti in pochi. Penso a Trevico, a Greci, a Monteverde, a Senerchia. Penso ai posti più appartati, quelli che ho chiamato i paesi della bandiera bianca. Di sicuro oggi Cairano è la capitale di questi paesi. È il luogo ideale per provare a far germogliare un nuovo umanesimo, l’umanesimo delle montagne. Si tratta di mettere sottosopra, di capovolgere punti di vista, posture, modi di stare al mondo. Intanto Cairano non è un oggetto ma un soggetto: bisogna voltare le spalle al Sud pensato come luogo di arretratezze, pensiero confezionato altrove e che noi abbiamo delibato col condimento del nostro antico vittimismo. Cairano può davvero essere, invece, il Sud che pensa se stesso, che parte da se stesso. È un rovesciamento decisivo, dal quale ne conseguono molti altri. Il pensiero usuale è basato su questo sillogismo: piccolo paese, piccola vita. La vecchia modernità ha preso il largo svuotando le campagne. La paesologia rovescia il sillogismo: piccolo paese, grande vita. Chi ha stabilito che nei posti periferici ci debba essere posto per le discariche e non per centri di ricerca, per punte avanzate del pensiero e dell’arte? So bene che oggi la vita nei piccoli paesi è assai difficile. So bene che a Cairano quest’anno ha chiuso anche la scuola elementare. Non spetta a noi produrre politiche che diano un’economia ai paesi morenti. Forse ci vorrebbe un ministero per le montagne, al posto della defunta Cassa per il Mezzogiorno ci vorrebbe una cassa per l’Appennino. Non è però solo questione di soldi. Ci vogliono idee. Una prima idea è quella di respingere le tentazioni paesanologiche. I paesi non si salvano tornando indietro, dal campanile non si può trarre alcuna linfa. La linfa sta negli intrecci, nelle relazioni, e a Cairano per sette giorni è accaduto proprio questo: il paese che è sempre stato il simbolo dell’isolamento ha visto volti, parole, scambi, idee intrecciarsi fra loro. Si può guardare avanti e indietro senza per questo cadere in atteggiamenti velleitari o nostalgici. Armin Linke ci ha parlato della percezione del mondo che viene dalle fotografie satellitari elaborate a Matera il giorno dopo che Luigi di Gianni ci ha mostrato le immagini della Lucania anni cinquanta.

 

Qualcuno può pensare che non abbiamo una meta precisa ed è un’osservazione di cui siamo contenti. Per noi l’opzione non è tra il locale e il globale, ma tra la generosità e l’avarizia. Sono generosi quelli che hanno raggiunto Cairano, quelli che hanno preso a loro spese aerei e treni per stare qualche giorno con noi. Sono avari quelli che stanno qui e non hanno sentito il bisogno di venire a vedere che stava accadendo. Il nostro obiettivo non era quello di riempire il paese di gente. La comunità provvisoria non è un’agenzia turistica. È un “luogo” per far germogliare pensieri intorno all’Appennino. Non so se è veramente utile pensare a una nuova regione che va dal Pollino alla Maiella, ma so di sicuro che le regioni esistenti sono gabbiette per uccelli morti. L’Irpinia è in mezzo al Mediterraneo, è un luogo che ha sempre vissuto di transiti e tutte le visioni separatistiche sono profondamente sbagliate. Non si tratta di rinnegare la modernità, ma di muoversi nelle sue pieghe. Forse quello che non si può più fare a Milano si può ancora fare a Cairano. Si può provare a spendere il proprio tempo ai margini della pressione esercitata dal modello della produzione e del consumo. A Cairano non ci sono negozi e anche prendere un caffè è un’impresa. Questa penuria e questa lentezza alla fine danno il tempo per altro, per guardarsi intorno, per guardarsi dentro. Probabilmente ciò che funziona per una settimana non funziona per un anno. Ma l’importante è tracciare una via tra le altre. Non è che tutti debbano venire a Cairano o in Irpinia. Semplicemente si può costruire una declinazione ulteriore della modernità in cui l’aria buona e il buon cibo abbiano più valore del PIL, una modernità che considera inutile e volgare una politica senza cultura. Una modernità che sappia conciliare l’utopia meridiana e lo scrupolo nordico. Questa conciliazione forse è più facile proprio in una terra di mezzo come la nostra. Non stiamo solo a metà tra Napoli e Bari.  Siamo a metà anche tra Tunisi e Berlino. In un certo senso non siamo né Oriente né Occidente, non siamo Nord e neppure Sud. Forse è il caso di cominciare a valorizzare questa particolarissima collocazione geografica e antropologica. Non per arricchirci, ma per concederci un filo di lietezza o almeno per rendere meno amaro quel congedo tra gli uomini e il mondo che sembra essere il marchio distintivo della nostra epoca a tutte le latitudini.

armin

CAIRANO SU FACEBOOK CAIRANO SU YOUTUBE

 

PROVINCIA DI AVELLINOCOMUNITA' PROVVISORIASLOW FOODANABMESALIAMICI DELLA TERRACOMUNE CAIRANOPROLOCO CAIRANOEPT AVELLINO FRANCO DRAGONE