Domenica 20 giugno
Vezio De Lucia
Urbanista. Autore del PRG di Napoli. E’ stato consigliere regionale nel Lazio, consigliere e assessore comunale a Napoli, consulente di amministrazioni comunali, provinciali e regionali in numerose città e territori del Lazio e della Toscana e in Emilia Romagna, membro attivo, da militante o da dirigente, in numerose associazioni della società politica e di quella civile (dal PCI a Italia Nostra, per esemplificare sui due versanti), Ha lavorato infine come giornalista, pubblicista, saggista. Il suo “Se questa è una città”, tra i libri italiani dell’ultimo ventennio, quello che ha insegnato più urbanistica ai non urbanisti.
Nora Scirè
Architetto della Soprintendenza di Salerno, Nora Scirè, premiata tra i “Paladini dell’ambiente” da Legambiente e Libera nel corso della V edizione del Premio Ambiente e Legalità a Festambiente 2009; per il tenace – e spesso solitario – lavoro a difesa del territorio della provincia di Salerno contro le aggressione dell’abusivismo edilizio, soprattutto nelle aree di maggior pregio ambientale.
Stefano Ventura (1980) è originario di Teora (Avellino) ma vive a Siena. Laureato in Storia all’Università di Siena con una tesi dal titolo “Irpinia 1980-1992: storia e memoria del terremoto” e ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2009 presso la scuola di dottorato in Scienze Storiche, Politiche, Giuridiche e Sociali dell’Università di Siena con progetto di ricerca su “L’Irpinia dopo il terremoto”.
Collabora con l’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione MIDA (Musei Integrati dell’Ambiente) di Pertosa (Salerno) (Linea di ricerca: 30 anni di terremoti italiani) e con il CIMA-AMRA (Centro di Monitoraggio del Rischio Ambientale) di San’Angelo dei Lombardi (Avellino) e con il Comune di Laviano (Salerno) per l’organizzazione e la gestione di spazi museali e attività per la conservazione e la tutela della memoria del terremoto.
Cura una rubrica di storia locale sul trimestrale “Nuovo Millennio”, pubblicato a Teora (Av).
Marcello Anselmo
Anselmo è autore di un interessante audio documentario, intotolato La Malanotte, andato in onda su Radio Tre a dicembre del 2009. La Malanotte racconta, a quasi trenta anni di distanza, i giorni del sisma dell’Irpinia del 1980 che colpendo la Campania centrale e la Basilicata causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. La scossa principale raggiunse i 6,9 gradi di magnitudo della scala Richter.
Il 23 novembre del 1980 decine di scosse rasero al suolo interi paesi della zona irpina e misero in ginocchio il capoluogo campano Napoli. Morti, panico e disperazione lasciarono il segno sulla memoria individuale e collettiva della regione e dell’intero paese, trasformando quella tragedia in un momento topico del racconto dell’Italia contemporanea. A crolli e paura seguirono, nei giorni successivi, importanti impeti di solidarietà da tutto il paese e una forte spinta organizzativa che tentò di riparare all’emergenza sismica.
Il racconto si articola in momenti di narrazione individuale delle scene legate al sisma affiancati dal racconto di “memorie collettive” costruite attraverso voci di protagonisti, superstiti e testimoni di quei giorni.
L’autore, nato il 23 novembre di qualche anno prima (il 1977) intende così intrecciare una narrazione personale ad un quadro narrativo che attraversa uno degli snodi fondamentali della storia recente del nostro paese.
Lunedì 21 giugno
Riccardo Dalisi,
Nato a Potenza nel 1931, vive a Napoli da sempre, dove insegna presso la Facoltà di Architettura dell'Ateneo Federiciano. Artista e designer di rilievo internazionale. I suoi lavori sono presenti in numerose collezioni private e nei più prestigiosi Musei europei e d'oltreoceano.
La sua ricerca espressiva spazia, nel mitico, nell'arcaico e nel sacro. Dalisi usa il linguaggio come strumento di comunicazione diretta. "Non c'è una ricerca intellettuale del simbolico", precisa l'artista, " perché è l'immediatezza del sentimento che mi interessa, questa fonte del nostro sentire da cui viene l'amicizia, la simpatia, l'amore su cui si fonda la cultura".
Dalisi appartiene a quella generazione di architetti, cresciuti sulle ceneri di un razionalismo ormai in crisi. Laureatosi a Napoli nel '57, in pieno "razionalismo organico", si è distinto come l'architetto inventivo. Allievo di Della Sala, che aveva lavorato con Gropius, imparò, da lui, l'incontentabilità: non essere mai soddisfatti dei risultati, lasciarsi stimolare anche dall'errore, una variabile che apre spazi mai programmabili.
Nel 1967 scrive, Forma, Intervallo, Spazio; Nel l970 scrive Architettura dell'imprevedibilità , nel 1975 Architettura d'animazione.
Nel 1973 è tra i fondatori con Mendini, Branzi, Sottsass ed altri della Global Tools, una contro-scuola di architettura e design che riunisce, all'interno di un programma di ricerca unitario, tutti i gruppi e le persone che in Italia coprono l'area più avanzata della cosiddetta architettura radicale. In questo periodo realizza opere di riqualificazione del Rione Traiano sfruttando la cooperazione con gli artigiani locali.
Negli stessi anni si dedica allo studio su Gaudì: Dalisi è particolarmente attratto dalla personalità del maestro catalano, tanto da sentirsi in parte un suo continuatore. Nel libro Gaudì mobili e oggetti (Milano, Electa, 1978),
Nel 1979, incaricato dalla ditta Alessi di produrre una versione della classica napoletana, inizia il suo lavoro di ricerca sulla caffettiera napoletana. Dai prototipi inventati nel quotidiano rapporto coi lattonai ed i ramaioli di Rua Catalana, Dalisi ha sempre sperimentato nuovi usi e funzioni per quello strumento che è ormai diventato il fulcro di un'opera buffa del design, premiata con il Compasso d'Oro 1981.
Come designer ha una grande esperienza e dottrina, creando forme che sono state commercializzate da note aziende quali: Zabro, Zanotta, Alessi, Oluce, Playline, Morphos, Fiat, Munari, Kleis, Baleri, Rex, Slamp, Eschenbach, W.M.F., Rosenthal, Ritzenhoff, Il Cocchio, Glass, Bisazza, ed altre.
Nel 1995 incomincia a scolpire, ottenendo subito esiti importanti e sicuri come attestano le mostre a Palazzo Reale di Napoli e a Palazzo Marigliano a p.zza dei Martiri a Napoli, a Lamezia Terme (Catanzaro), a piazza Esedra a Salerno.
Nel 1997, in collaborazione con la C.N.A. (settore artistico) di Napoli, la Soprintendenza ai beni architettonici ed ambientali, ed il Comune di Napoli, ha coinvolto i suoi artigiani per l'allestimento, ormai diventato permanente, di Rua Catalana con le sue sculture e i suoi lumi. L'esperienza è partita dall'originale ed interessante idea di realizzare le opere d'arte disegnate dall'architetto Dalisi con la manodopera locale e con i materiali già definiti poveri, trasformando e illuminando Rua Catalana. L'esperienza, denominata Napolino, dal nome di un lume – scultura realizzato per l'occasione, ha l'obiettivo di far emergere la strada come monumento vivente, paragonabile ad un progetto che fu attuato a Napoli negli anni '70 e che vedeva impegnati tutti i gruppi di avanguardia italiani, i radicals, che hanno fatto la storia del design italiano, influendo sull'arte e sull'architettura. Rua Catalana sembra essere una reinvenzione ed attuazione della scuola Global Tools Un laboratorio sperimentale che vuole far emergere il grande tema della necessità del piano estetico e della forza immaginativa, e rinnovare, mantenere in vita e sviluppare l'attività produttiva manuale, l'artigianato, che ha tanta importanza nella nostra economia ed in particolare nel Sud. L'attività, svolta con la partecipazione di studenti di architettura, ha fatto denominare tutta l'iniziativa Università di Strada. Nel 1998 Napolino è selezionato dalla Comunità Europea come uno degli otto progetti pilota da adottare e diffondere nel mondo, per l'elevato livello culturale.
Mercoledì 23 giugno
Enzo Scandurra,
nato a roma nel ’47, professore Ingegnere alla Facolta' di Ingegneria dell'Universita' "La Sapienza". Attualmente Membro del Consiglio Scientifico del Centro Interuniversitario e Interdipartimentale "Econa", Membro del Comitato Scientifico italiano della rivista trimestrale "Pluriverso", Membro del Consiglio scientifico della Rivista Oikos, Membro fondatore, membro del comitato scientifico ristretto e Direttore della Rivista internazionale Plurimondi. E’ esperto di problemi urbanistici connessi allo sviluppo in una prospettiva ambientale e di epistemologia. E’ tra i membri fondatori e attualmente Direttore della nuova rivista internazionale (in lingua inglese e francese) “Plurimondi” il cui comitato scientifico comprende personalità come Latouche, Friedman
E' autore di numerosi saggi e libri sul tema ambientale e più recentemente sul rapporto tecnologia/società. Tra i suoi libri:
“Un paese ci vuole. Ripartire dai luoghi”, 2007
“Città morenti e città viventi”,2003
“L'ambiente dell’uomo. Verso il progetto della città sostenibile”1995
Sabato 26 giugno
Vito De Nicola
Architetto, si forma a Firenze negli anni ‘70: resta fortemente segnato dalle esperienze di ricerca sull’architettura sperimentale e “radicale” – maturando un profondo interesse per la cultura materiale “extraurbana” – e dagli studi sulla semiotica e sul fumetto. Questi stimoli accrescono in lui la sensibilità verso l’ambiente e la propensione per materiali e tecnologie desuete, che troveranno sbocco nelle esperienze professionali della maturità, rivolte al recupero e restauro dell’edilizia storica in zone sismiche. Come funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha progettato e diretto i lavori di recupero delle maggiori emergenze architettoniche della Valle dell’Ofanto danneggiate dal terremoto del 1980, fra cui la cattedrale e il castello di Sant’Angelo dei Lombardi, la chiesa madre di Lioni, il Parco Archeologico di Compsa e, soprattutto, il Borgo Castello di Calitri, comune in provincia di Avellino dove è nato e vive.
Autore del libro “Le cetonie dorate di Vincent” il suo primo romanzo, presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino presso Lingotto Fiere, a maggio 2010.

