IMG_1255di Nnimmo Bassey (presidente di friends of the earth international)

Nei giorni scorsi sono stato ad Avellino, Cairano e Roma, tutti posti in Italia ovviamente. Sono stato invitato dai compagni di Amici della Terra dell’area di Avellino a partecipare a Cairano 7x, un festival che dura un settimana dove artisti, poeti, scrittori, filosofi, musicisti, contadini, muratori, viaggiatori, si incontrano, partecipano a workshop e godono della ospitalità nelle case degli abitanti di Cairano. Io sono sicuro che ognuno di voi avrebbe voluto essere lì. É effettivamente un enorme esperimento culturale basato su sette progetti per sette giorni (così era nella prima edizione ndr). Le date dell’evento quest’anno erano dal 20 al 27 giugno. Ma io ero impegnato in quei giorni e quindi ho potuto visitare Cairano solo un paio di giorni dopo la fine della manifestazione.
Mi sono perso molto? Ci potete scommettere! Ma poiché Cairano è una cosa viva, ho potuto incontrare l’atmosfera e le impronte lasciate dal festival dietro di sé
Avrei dovuto dirvi che Cairano anche il nome del paese che ospita annualmente Cairano 7x. Appena ci siamo diretti verso l’Irpinia d’oriente verso Cairano nel caldo pomeriggio del 29 giugno, i miei ospiti Luca Battista, Fiorella Guerriero , Eleonora Giaquinto e Letizia Lieto hanno iniziato a preparami rispetto a quello che stavo per vedere. A proposito, il panorama irpino è incredibilmente bello. Le montagne arginano l’orizzonte in ogni direzione; parchi protetti assicurano che quello che vuole restare verde può restare verde (lo dico con invidia). Abbiamo attraversato una serie di ponti senza fiumi sotto di loro. La cosa mi ha davvero sorpreso. Abbiamo incontrato solo due piccolissimi fiumi e un lago artificiale.
Letizia, la mia interprete, mi ha ricordato le parole di Franco Arminio, poeta, scrittore e direttore artistico di Cairano 7x. Lui ha spiegato il progetto di Cairano in questo modo: Cairano 7x è un’idea semplice ma molto ambiziosa: noi pensiamo che un nuovo umanesimo possa nascere da qualche parte e noi crediamo che le montagne, le zone interne, siano il miglior posto per svilupparsi. Arminio chiama questo nuovo umanesimo paesologia, una disciplina che guarda ai paesi come sono e a come potrebbero diventare piuttosto che pensare a come erano in passato. Questo tipo di sguardo sui paesi è l’attività di chi si avvicina alla paesologia.
Bisgona andarci a Cairano per comprendere appieno cosa il festival cerca di ottenere e cosa rappresenta. Cairano è un paese che sorge su una vetta che non si può non vedere. La stessa rupe in cima al paese è una sorta di scultura che ti fa venire in mente mille cose allo stesso tempo. Forse è caduta lì dallo spazio? Tutto intorno alla collina ci sono terreni coltivati e solo un po’ più in là pale eoliche generano elettricità per posti tutti lontani.
Cairano aveva una popolazione di 1410 abitanti nel 1951. Adesso la popolazione è crollata a circa 300 persone o meno, principalmente anziani e donne che siedono nel sole estivo ricordando forse i giorni del passato quando il paese era un brulicare di gente. Solo poche coppie giovani vivono qui, quindi si possono trovare alcuni bambini e qualche ragazzo. C’é solo un asilo, quindi i ragazzi devono frequentare scuole di altri paesi o città vicine. Grande cosa, mi sono subito reso conto che qui non si ha bisogno di un orologio da polso, perché le campane della chiesa suonano l’ora ogni 15 minuti. Mi sono chiesto se avrebbero continuato a suonare anche la notte.
Dunque arriviamo e ad aspettarci troviamo una piccola delegazione così può iniziare il tour del paese. Cairano 7x quest’anno ha avuto per tema la migrazione. Ho imparato qui cosa vuol dire terra di transito.
Durante la settimana della manifestazione alcuni artisti hanno realizzato sculture, e istallazioni dinamiche che raccontano la storia della migrazione. Una veramente interessante è stata realizzata con ritagli di carta con sopra disegni di uccelli e lumache, a rappresentare il movimento rapido e quello lento. Ho trovato questi disegni attaccati alle porte, alle finestre ed ai muri. Naturalmente le lumache strisciavano ai piedi del muro. A volte si ha l’impressione che stiano convergendo tutte in punto, altre che si stiano disperdendo ognuna in una direzione. Stupendo.
E poi c’era una grande impalcatura che conteneva diversi concetti di movimento: filo spinato a rappresentare l’accesso vietato, un grande nido fatto di erba a rappresentare l’idea di casa. C’erano semi in un recipiente che parlavano di vita e insediamento. Così tanti simboli. Si potrebbe stare in piedi davanti a questa scultura architettonica per ore e ci sarebbe ancora di più da vedere. E cosa dire della sedia di legno che sta messa precariamente su un muro? Non sono riuscito a comprenderne il significato. Tranne se significa dire che non c’è tempo per sedersi. Continuare a muoversi. Ma poi un pezzo di carta che sembra un prezzo gigante racconta un’altra storia: potrebbe essere necessario venderla, e muoversi. La mia immaginazione impazzava!
Che dire del workshop in un edificio abbandonato, con una foglia gigante di legno sul pavimento e dei pali verticali che si innalzavano da essa? Sulla parete c’è un blocco di legno su cui c’è un invito al mondo ad abbandonare i combustibili fossili e lasciare il petrolio nel suolo. Sì!
Tutto intorno a questa zona ci sono dadi di pietra di diversi colori. La voglia di tirare i dadi era così forte che ho dovuto spostare la mia attenzione sulle gambe di un ragno gigante fatte di fasce di legno e una damigiana di vetro come corpo.
Venite con me. Saliamo più in alto e guardiamo la bellezza di questo paese “abbandonato”. Ho potutto vedere un edificio in mattoni rossi costruito grazie ad un compasso a doppio fulcro, mi spiega Luca. L’architetto che ha inventato il compasso e questo metodo di costruzione l’ha usato per costruire un ospedale in Mali. E credo che la stessa cosa è stata replicata nei mercati artigianali di Bamako (che devo dire è l’unico posto dove trovo sandali fatti a mano che i miei piedi gradiscano!) Ah!
Su all’apice di questo splendido borgo vi è la prua di una nave costruita con pali e corde. Sta appollaiata in modo precario sul precipizio affacciandosi su un lago in lontananza e dandoti la sensazione di veleggiare. verso il futuro. E poi accanto ad essa vi sono sedie e una panca. E’ stato istruttivo constatare che tutti i progetti artistici qui sono stati eseguiti con materiali di provenienza locale. Nulla è stato importato.
Mentre lasciavamo Cairano i più giovani erano dispiaciuti che le persone dovevano andarsene dopo essere arrivati in paese. Speravano che la gente fosse venuta per restare. Hmmm. E’ stato triste salutarsi. Non ho potuto fare mio il suono della musica che deve essersi diffusa attraverso il paesaggio di Cairano durante l’evento. Le spine sono state staccate e i palchi smontati. I giardini sviluppati da alcuni dei partecipanti erano vivi e vegeti e continuo a domandarmi come mai i fiori fossero già sbocciati se erano stati piantati solo la settimana prima. Scendendo da Cairano, avrei voluto davvero poter rimanere. Il ricordo della manifestazione persiste nell’aria. E l’abbiamo portata in parte al seminario che si sarebbe tenuto il giorno seguente. Max Bienati e Rosa Filippini sono scesi da Roma per unirsi a noi ad Avellino. Le cose si stavano scaldando.
Il seminario si è svolto ad Avellino e sono stato onorato di intervenire sulle cause strutturali del cambiamento climatico, promuovere gli elementi del Chochabamba Peoples Agreement on Climate Change (Accordo dei Popoli Chochabamba sul Cambiamento Climatico) e anche di parlare delle fuoriuscite di petrolio nel Golfo del Messico e di quelle nel Delta del Niger che al contrario viene puntualmente dimenticato. Ho anche letto una poesia che ho scritto in Bolivia, Non Danzerò al Tuo Ritmo. Altri oratori hanno parlato del fatto che la crescita infinita è impossibile in un pianeta finito. Cairano è visto come esempio di luogo che sia “sostenibile in sé, non avendo ancora saturato la sua capacità di sopportare le pressioni dovute alle attività umane. Dare un nuovo significato demografico ed economico a questi territori occidentali è probabilmente una delle azioni strategiche più importanti per l’ambiente con l’obiettivo di ridurre le emissioni che alterano il clima e di garantire i diritti civili non disgiunti dalla salute e dalla sicurezza forniti dall’ambiente”. Il seminario è stato seguito da eccellente cucina locale e musica folk. Avevo voglia di saltellare a ritmo!

Il 1° di luglio sono andato a Roma con Raffaele Spagnuolo, Presidente di Amici della Terra Campania, Luca e Letizia. Max e Rosa Filippini di Amici della Terra Italia ci stavano aspettando, avendo lasciato Avellino il giorno prima. Roma è stata la sede di una conferenza stampa vitale per richiamare l’attenzione del pubblico italiano sul fatto che anche se tutti parlano della marea nera che sgorga nel Golfo del Messico, Stati Uniti, ci sono catastrofi non dichiarate che accadono ogni giorno nel Delta del Niger in Nigeria. E società petrolifere italiane, ENI ed AGIP sono invischiate fino al collo
La conferenza stampa è stata moderata da Rosa di Amici della Terra Italia ed è stata tenuta da me, Christine Weise di Amnesty International (Italia) e Elena Gerebizza della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.
La stampa era lì e lo erano anche i rappresentanti del colosso italiano del petrolio ENI. Avere la presenza di rappresentanti ENI è stato significativo!
La conferenza si è aperta con un video prodotto dalla Banca Mondiale sul fenomeno del “gas flaring” (bruciare il metano che si forma nella estrazione del petrolio ndt) nel mondo. Il video dimostra ocme questa attività inquinante sia pratica diffusa prima di tutto nella federazione Russa e subito dopo in Nigeria cui va la medaglia d’argento.
Ci siamo concentrati sulla pratica nefasta e illegale del “gas flaring” in Nigeria (illegale dal 1984) e il fatto che la perdita della BP negli USA dimostra chiaramente che gli standard del settore dell’industria del petrolio non sono adeguati. Oltre al fatto che dati affidabili sono difficili da trovare. Un esempio è dato dalla fuoriuscita di BP che è cresciuta dai 1.000 barili al giorno a oltre 100.000 barili. Non c’è menzione nel loro copia-e-incolla con i quali scrivono i loro studi di impatto ambientale di piani di risposta agli sversamenti.
Christine ha parlato soprattutto del fatto che i diritti ambientali sono diritti umani e che le major petrolifere che operano nel Delta del Niger hanno giocato sporco in ogni modo possibile – l’equivalente di una fuoriuscita Exxon Valdez ogni anno per oltre 50 anni. Con in più violazioni dei diritti umani in corso nel settore del petrolio e in generale in Nigeria.
Elena si è concentrata sulle tracce delle istituzioni finanziarie internazionali in questo pantano. E ha portato anche il caso della compagnia petrolifera italiana ENI che ha ottenuto un assenso a ricevere crediti di carbonio per fermare un’attività illegale in Nigeria.
Siamo andati a pranzo dopo la conferenza. Mi è piaciuta molto la pasta e formaggio questi ultimi giorni. Qui ho ricevuto un regalo gradito da Laura Radiconci che scrive sotto lo pseudonimo di Camilla. Mi ha dato una copia del suo libro “I Paracadutisti” – una storia di un soldato americano della Seconda Guerra Mondiale che era in realtà un vampiro, feroce, disperato e assetato di sangue. La domanda sulla fascetta pubblicitaria di questo libro è “Rivedendo il suo amore resisterà alla tentazione di ucciderla?”
Le dissi che avrebbe potuto scrivere una nuova storia su un altro vampiro, le compagnie petrolifere, che hanno affondato le loro zanne nel collo delle comunità povere.
Non vedevo l’ora di godermi questo viaggio. Non sono stato deluso. Salutare non è stato facile. Ma Cairano7X si terrà anche nel 2011. Segnatelo in agenda.

(un grazie a MariaTolmina Ciriello, per questa traduzione)

IMG_1080di Rosa Filippini (presidente di Amici dellaTerra Italia)

 

Parlare di sviluppo sostenibile in tutto il mondo a partire dai territori e dai paesaggi dell’entroterra appenninico è un’idea sofisticata ma assai più significativa ed efficace di quanto appaia.

E’ qui che si respira la sintesi fra natura, storia e cultura che è rimasta intatta solo perché trascurata e dimenticata dallo sviluppo convulso degli ultimi 50 anni.
Qui, sviluppo sostenibile significa trovare la terza via fra l’abbandono e i facili business imparando a costruire un futuro e ad immaginare un progresso che si avvalgano della natura anziché distruggerla, a partire dalla consapevolezza che essa rappresenta il patrimonio più consistente che abbiamo.

Imparare a valutare questo patrimonio a Cairano ci aiuterà a ritrovarlo anche altrove dove è stato spesso offeso, dimenticato, o addirittura compromesso, tanto da risultare irriconoscibile.

Non solo lo sviluppo sostenibile ha un senso per Cairano e per l’Italia. Esso deve anche rappresentare un impegno e una responsabilità per un popolo ricco e privilegiato come il nostro. Se non qui, dove potremmo mai sperare di costruire un futuro desiderabile ? Se non qui dove potremmo mai dimostrare il legame inscindibile che esiste fra protezione dell’ambiente, diritti umani, libertà, e progresso?

Certo, la democrazia e la pace non sono condizioni sufficienti per uno sviluppo desiderabile. Occorre anche sviluppare capacità di buon governo, di buona politica. Non è un’operazione semplice, né scontata.

(questa è la sintesi dell'intervento di Rosa Filippini all'incontro del 30 giugno alal Casina del Principe di Avellino che chiudeva cairano 7x, ospitando nnimmo Bassey, eroe per l'ambiente 2009 come definito dal Time e presidente di Friend of the earth international).

 

cupola cairanensis Uno sguardo sul FormicoSo: la cupola come sentinella del Parco dell’Irpinia d’Oriente

 

 

Il seminario è stato caratterizzato da due attività formative:

-          Il workshop sul Parco Rurale dell’Irpinia d’Oriente

-          Il laboratorio di auto costruzione di una cupola in mattoni

 

Il Workshop sul Parco dell’Irpinia d’Oriente ha avuto finalità formative, di aggiornamento e di approfondimento nel campo della ricerca, del progetto e della pratica di Architettura aprendo un ragionamento sul Parco dell’Irpinia d’Oriente; un Parco che nasce dai cittadini che abitano questo territorio, un Continua a leggere »

LE FOTO DI SABATO 26 GIUGNO 2010 _ c a i r a n o 7 x 2 0 1 0  http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157624382799738/show/

verderosa cairano 7x2010 (40)

CAIRANO 7X , il giorno del parco rurale dell’irpinia d’oriente_
Avremo un pulmann da 50 e un pulmino da 15;
domani, giovedì 24, partenza alle 9,30 dalla ProLoco di Cairano (Av), ingresso paese.
La colazione al sacco (mappata) è preparata dalle cucine di Cairano 7x – I Mesali – La Locanda di Bù.
Ad Aquilonia (Av) troveremo i primi produttori del Parco Rurale; ci saranno degustazioni dei loro prodotti e la possibilità di comprare olio, formaggio, pane, sopressate.
La partecipazione è gratuita (bus e colazione) con invito a comprare i prodotti del parco dando una mano fattiva ai ragazzi che credono in questa ‘terra’_
Le previsioni meteo sono buone. In ogni caso la chiacchierata ‘comunitaria’ sull’idea del parco, dalle ore 15, la terremo nella sala-museo a Carbonara, il parco archeologico dell’antica Aquilonia.

programma aggiornato e partecipanti http://www.cairano7x.it/2010/programma/giovedi-24-giugno/

Cairano  ci ha ancora una volta accolto con un tempo che comunemente si può definire inclemente perché  come le ‘cose preziose”   come la “alètheia”   ama nascondersi  e provocarci nelle pigrizie e nelle abitudini  distratte e superficiali per scoprirla nella sua profonda bellezza. Ci chiede di “camminare con gli occhi ben aperti “ delle fotografie  di Guido Giannini  che dal bar di Cairano fanno da sfondo e da scena al teatro della quotidianità e dell’assurdo paesano   , come  palestra e palcoscenico di “solitudini” distratte ,non  ben curate ed esibite  sotto la regia  smagata, cinica e beffarda  della maschera di “angiolino” barista tuttofare  e dispensatore a piene mani   di   filosofemi   e  ‘luoghi comuni’  che fanno fatica a diventare pensieri ed idee ma  che stabilisce e  gestisce tempi e canovacci delle comparse  senza tempo della  compagnia di giro abitudinaria che frequenta il suo Bar…. e fa fatica a sintonizzarsi con questi  occasionali  e  esuberanti ospiti….. Alla buon ora ci siamo  ritrovati   ….’alieni’ autoconvocati  stelvio,adelelmo ,guido  ed io  in un ‘simposio’  estemporaneo e  non programmato  a cercare “le parole che non hanno ritorno”….”in un giorno frainteso”   a rievocare un improbabile e onirico “borgo delle tre case bianche…sei falde rosse  di tetto a capanna,  cariche di cielo  di speranze profonde,dodici  facciate tante finestre …..tra  tutta  una serie di  immagini ‘liriche’  in un biancoenero  luminosissimo   di cose e persone che non passano inosservate  in una Napoli apparentemente nascosta  dove “la sua bellezza non è un falso ma un vuoto….un vuoto chiamato bello che ognuno riempie di se stesso”. E la mia insistenza a sentire pronunciare la parola-chiave  che desse senso  e rappresentazione  a questo  “vuoto” cosi esposto e ostentato  e individuare  il  ‘daimon’ vitale e nascosto   che traspariva nelle viscere profonde  di  ogni immagine  sfacciatamente bella ed evocativa negli occhi provocanti di una “zingarella” e  dalle spalle parlanti di vecchio suonatore  e postatore  seduto di spalle  sulla sua vecchia e malandata  fisarmonica .Ma questa parola stenta ad arrivare  dallo stesso  guido  mentre  mi fingo distratto in attesa di un lapsus ,un indizio …una sbadataggine  rivelatrice…..poi abbiamo trasferite le nostre  parole ,domande,discorsi nello spazio della  chiesa di S. Leone  dove  pasquale innarella   spiegava ai suoi neofiti-allievi  il cuore universale e  musicale del ‘blues’   che giganteggia su tutti gli altri linguaggi musicali  classsici, moderni o locali come “la pizzica”……prima  imparare a suonare una “strumento perbene”    stabiliere  armonia  tra la mente e lo strumento  e infine  esprimere il proprio “io” musicale  nel rapporto con  il ritmo, la melodia e l’armonia…….una koinè  originale ed autentica  per poter vivere e frequentare la musica jazz come fatto non solo culturale ma esistenziale con “una testa che ti fuma”……curiosità.ascolto, discrezione  e  autenticità    soprattutto questo è il senso e le attese che vengono  offerte a Cairano  7x  alle menti aperte ed ai cuori  desideranti degli  ospiti  di Cairano e si spera anche in futuro dei suoi abitanti abituali…….

mercuzio

Avellino, 18 giugno 2010 

 

Campania, da domenica e fino al 27 giugno in treno all’evento “Cairano 7x”

 

 

La ferrovia come occasione di viaggio per partecipare alla kermesse che annovera tra i promotori il direttore artistico del famoso “Cirque du Soleil”

Gli “Amici della ferrovia Avellino Rocchetta – Sant’Antonio”, gruppo nato su Facebook con l’intento di valorizzare storia, cultura e tradizioni dell’Irpinia attraverso escursioni in territori da raggiungere in treno, non hanno perso l’occasione per organizzare i loro viaggi in concomitanza delle performance in programma durante la manifestazione “Cairano 7x”. L’evento, unico nel suo genere, prevede dal 20 al 27 giugno una serie di attività che spaziano tra i più svariati campi dell’arte e della cultura, coinvolgendo luoghi, oggetti e persone per vivere e trasmettere sensazioni, emozioni ed esperienze attraverso la partecipazione globale di protagonisti e visitatori. 

Tra i promotori, il direttore artistico del Cirque du SoleilFranco Dragone, cairanese trapiantato in Belgio, che non ha dimenticato le sue origini e che contribuisce all’organizzazione della grande kermesse in terra d’Irpinia. In occasione della manifestazione sarà possibile raggiungere i luoghi dell’evento in treno, lungo un itinerario che con il suo suggestivo panorama si inserisce armoniosamente nello spirito dell’iniziativa Cairano 7x

La partenza è prevista tutti i giorni, dal 20 al 27 giugno, dalla stazione di Avellino, alle 9 e alle 15. 35 con il Treno Irpino del paesaggio

http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=ac94d2c1e9b49210VgnVCM1000004016f90aRCRD

 

IRPINIA D’ORIENTE

IL TERRITORIO DEL PARCO RURALE

_ di Angelo Verderosa

 

FOTO sull'area del parco

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

 

 

Inquadramento generale, sintesi

L’area del PARCO dell’IRPINIA d’ORIENTE coincide in gran parte con il territorio della Comunità Montana Alta Irpinia, estremo lembo EST della Campania a contatto con il complesso del Vulture (Lucania) e con le propaggini della capitanata (Puglia). 

Si tratta di un territorio di 752 kmq., prettamente montano in quanto ben 722 kmq. sono classificati come superfici di montagna, e che costituisce il 27% del territorio della Provincia di Avellino.

 

La popolazione insediata è di soli 44.000 abitanti, pari al 10% di quella della Provincia di Avellino, costituendo una delle densità abitative più basse d’Europa, 68 ab./kmq.

 

Il territorio del Parco è costituito dalle superfici comunali di :  Andretta, Aquilonia, Bisaccia, Cairano, Calitri, Conza della Campania, Guardia Lombardi, Lacedonia, Lioni, Monteverde, Morra de Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina oltre che da parte dei territori comunali di Vallata e Carife ricadenti sul lato sinistro dell’Ufita e confinanti col Formicoso.

 

Nel territorio del Parco ricadono importanti elementi di caratterizzazione ambientale e turistica; elementi già strutturati e funzionanti, veri punti di forza del Parco :  

-ben 6 aree S.I.C. (siti di  interesse comunitario) sulle 20 individuate da Bioitaly nell’intera provincia;

-l’Oasi WWF sul lago di Conza;

-l’area turistico-termale delle Mefite di Rocca e Villamaina;

-il Parco Letterario dedicato a Francesco De Sanctis (nato a Morra);

-ben 2 città morte, testimoni di antiche tragedie: Conza (terremoto 1980) e Carbonara-Aquilonia (terremoto 1930), sede dell’importante museo della civiltà contadina, tra i più documentati e attrezzati d’Italia;

-il Distretto culturale (Comunità Montana e Por Campania, avente l’Abbazia del Goleto progetto portante);

-il Distretto delle energie alternative (Ass. Att. Produttive e comuni del Parco, aventi Bisaccia capofila);

-la Ferrovia storica Avellino-Rocchetta S.Antonio, con ben 8 stazioni, iniziando da quella di S.Angelo-Goleto a quella di Monteverde;

-rete dei 100 agriturismi (strutture provate di ricettività turistica e di promozione dei prodotti tipici).

 

Nel Parco si produce grano duro, olio, vino e ortaggi; la bioagricoltura qui è un fatto certo poiché diserbanti e concimi non sono stati mai utilizzati; i terreni agricoli sono sani e non avvelenati.

A Calitri si producono rinomate ceramiche in vari laboratori, a S.Andrea il ferro artisticamente battuto da Marena.

Il Parco è raggiungibile in un'ora e mezza sia da Pompei che dal Gargano.

 

Le peculiarità del Parco sono di tipo ambientale, paesaggistico, storico, agrituristico, energetico.

Obiettivo primario del Parco è  “conservare” e “recuperare” il paesaggio rurale dell’Iprinia d’Oriente quale bene collettivo capace di esprimere ancora l’essenza della appartenenza al luogo e al creato.

 

Con il Parco non sono compatibili discariche di rifiuti esterni a quelli prodotti dagli stessi abitanti.

Le misure di salvaguardia vanno in vigore dalla data di approvazione della legge e non intervengono sui progetti definitivi di opere pubbliche approvate a quella data.

Il Parco si raccorda con l’idea del Parco Fluviale dell’alta valle dell’Ofanto e con l’idea del recupero della Ferrovia storica Avellino – Rocchetta S.Antonio

Tra gli obiettivi del Parco, il principio dell’ autosostenibilità : energetica (eolico, fotovoltaico e biomasse), ciclo dei rifiuti (raccolta differenziata spinta, produzione del compost, discarica rapportata al numero di abitanti del parco), amministrativa (la comunità montana alta irpinia potrebbe supportare, coincidere o sostituire, amministrativamente,  lo stesso parco).

 

 

Inquadramento geografico

L’area del Parco coincide con la propaggine geografica orientale della Campania, una mammella che si insinua tra Lucania e Puglia; un altopiano a 900 m. slm che dal Formicoso scende ad abbeverarsi all’Ofanto, all’Osento, all’Ufita e al Fredane.

 

L’area del Parco è delimitata naturalmente dal Parco Regionale dei Monti Picentini a sud e dal complesso del Vulture a est; a nord abbiamo la pianura della capitanata, a ovest il promontorio della Baronia. 

I confini del Parco sono segnati  dalla statale 7 a sud ; dall’arcata dell’Ofanto, a sud sud-est ; dal confine provinciale e regionale verso la Puglia, a nord-est ; dalle sorgenti dell’Ufita a nord ; dalla direttrice Ufita – Mefite – Fredane -  Goleto a ovest.  

Area baricentrica del Parco è il vasto altopiano del Formicoso con il Monte Toppo a 988 m.

 

 

 

L’altimetria varia dai 550 m. slm. di Lioni ai 1000 m. slm. di Guardia Lombardi.

Due laghi artificiali all’interno dell’area,  a Conza, sull’ Ofanto  e sull’Osento il lago di S.Pietro tra Aquilonia e Monteverde. 

La distanza sulla direttrice Goleto-Monteverde è 40 km.; sulla ortogonale Calitri-La Toppa è 25 km.  50.000 abitanti ca..

Strade interne al Parco: la statale 7 (appia), la 91, la 303 e la 399; ai margini, l’Ofantina, la Contursi-Lioni-Grottaminarda e l’Autostrada Napoli-Bari.

E’ l’area del viaggio elettorale di De Sanctis.

Il territorio del Parco coincide in gran parte con l’antica ed estesa Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Nusco, Bisaccia.

 

 

Peculiarità ambientali

Già con un primo studio denominato  Parco rurale del’Alta Irpinia  la Comunità Montana ha avviato da tempo il discorso della tutela e della valorizzazione dei siti di interesse comunitario.

Si tratta di siti ambientali riconosciuti come aspetti singolari del territorio, vere e proprie “emergenze” significative sotto il profilo naturalistico-ambientale quali l’alta valle dell’Ofanto, il lago di Conza della Campania, il lago di S. Pietro a Monteverde, il bosco di Castiglione a Calitri e Aquilonia, la querceta dell’Incoronata di S. Angelo dei Lombardi, i boschi di Guardia dei Lombardi e di Andretta.

 

Nel merito dell’assetto morfologico, naturalistico-ambientale e vegetazionale del terrtorio del Parco è presente  un insieme di boschi per una estensione di 8.000 (ottomila) ettari ! tutti di estremo interesse e varietà : boschi di faggio, boschi cedui caratterizzati da lecci, roverelle e castagni, la singolare Macchia Mefite che presenta una rara varietà di ginestra.

Il sistema orografico e vegetazionale è strettamente integrato a quello dei corsi d’acqua, che connotano situazioni di grande interesse ambientale: i fiumi Ofanto, Osento, Fredane, Orata, Ufita, con i laghi ad essi collegati.

 

Il sistema orografico del Parco si articola su complessi sistemi morfologici e idrografici, con elementi dominanti

- la valle dell’Ofanto, con andamento est-ovest;

- la cresta appenninica, con andamento simile e con la funzione di grande spartiacque attestato sui 700 metri, con tre grandi gobbe a circa 1000 metri (Monte Cerreto, Monte Mattina e Monte Toppo).

Con il progetto Bioitaly sono stati individuati in Campania 132 Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.), di cui 20 in provincia di Avellino. Tra questi 6 S.I.C. si collocano nel territorio del Parco dell’Irpinia d’Oriente e possono essere letti e interpretati come grandi elementi di riferimento rispetto ai quali aggregare gli altri elementi che compongono il sistema naturalistico e morfologico dell’ Irpinia d’Oriente.

1- L’Alta Valle dell’Ofanto è un’ampia vallata appenninica, caratterizzata da estesi depositi Flyschoidi interessata da un’intensa attività tettonica, sita nei comuni di Lioni e S. Angelo dei Lombardi, oltre che di Nusco.

2- Il lago di Conza della Campania, in parte ricadente anche nel comune di Cairano, è sito in un ampio pianoro alluvionale nel quale insiste il bacino artificiale ottenuto dallo sbarramento del fiume Ofanto. La vegetazione è prevalentemente idrofila. Tra le specie prevalgono leccio, salicornia europea, cannucci, sparto.

3- La Querceta dell’Incoronata, nei comuni di S. Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, oltre che di Nusco, si colloca su un modesto rilievo appenninico costituito da depositi di flysch rosso, posti in prossimità delle sorgenti del fiume Ofanto. La vegetazione prevalente è costituita da foresta mista.

4- I Boschi di Guardia dei Lombardi e di Andretta, ricadenti anche nei territori comunali di S. Angelo dei Lombardi e di Morra de Sanctis, si collocano in aree caratterizzate da modesti rilievi di origine Flyschoide dell’Appennino, con versanti poco acclivi. Il popolamento vegetale è costituito da foresta mista, nella quale prevalgono le seguenti specie: cerro, leccio, castagno, agrifoglio, roverella.

5- Il Bosco di Castiglione a Calitri ed Aquilonia si colloca su un ampio versante settentrionale di natura argillosa di un piccolo affluente del fiume Ofanto ed è caratterizzato da una vegetazione formata in prevalenza da foresta mista.

6- Il Lago di S. Pietro è un bacino artificiale, ottenuto dallo sbarramento del torrente Osento, affluente di sinistra dell’Ofanto, con vegetazione prevalentemente idrofila, sito nei comuni di Monteverde, Aquilonia e Lacedonia.

 

Ognuna di queste realtà è precisamente individuabile rispetto ad un complesso di aspetti orografici, idrografici, vegetazionali, paesaggistici, configurandosi come unità intermedia significativa.

In questo quadro, il tema dei corsi d’acqua acquista un valore specifico: piccoli fiumi, torrenti e laghi punteggiano l’intero territorio, costituendo punti di attrazione di livello locale che possono assumere un ruolo molto significativo.

E’ possibile costruire una sequenza di elementi che in qualche modo rappresentano anche un itinerario:

- l’Ofanto, l’invaso di Conza della Campania, il lago di Cairano con i boschi demaniali, il lago delle Canne a Calitri, il torrente Pesco di Rago a Lioni con i suoi agglomerati, il torrente Arso a S. Andrea di Conza, il torrente Fiumicello con le cascate e i laghetti di Teora;

- i torrenti Isca e Sarda a Morra de Sanctis, con i piccoli laghetti collinari, i torrenti Orata, Sarda e Mulino ad Andretta, gli altri corsi d’acqua affluenti dell’Orata a Bisaccia, quali il vallone Pastina, il torrente Luzzano, il Calaggio con i suoi affluenti ancora a Bisaccia ( vallone Isca, vallone del Tuoro, vallone Ischitella ), con il piccolo laghetto collinare di Piano dei Monaci, il laghetto della Sarda a Conza della Campania, i bacini idrici dell’Ofanto e del Carapelle a Lacedonia,  il fiume Osento a Lioni, Aquilonia, Monteverde e Lacedonia, il lago artificiale di S. Pietro a Monteverde;

- il fiume Fredane, con i rimboschimenti di aceri a Tonsone e il fiume Ufita che lambisce la zona nord del territorio di Guardia dei Lombardi, il Fredane con i torrenti vallone della Mefite, vallone del Cerzo, vallone del Cupo, vallone Carmasciano, vallone Macchia di Panno e il lago d’Ansanto a Rocca s. Felice, i torrenti Fredane, Fontaniello e Boccanova, con il laghetto Porrara a S. Angelo dei Lombardi.

 

la terra agricola di montagna, immagine emblematica del Parco

Scenari paesaggistici

Nell’ambito degli “scenari paesaggistici” del Parco è possibile individuare, tra tanti altri, quattro set che definiscono un quadro di grande interesse sotto il profilo ambientale e turistico :

- la valle dell’Ofanto, dalle sorgenti al lago di Conza, con la riva sinistra erbosa e con le mucche al pascolo, oasi attrezzata del WWF connessa al Parco Storico e Archeologico dell’antica Compsa (aperto e funzionante);

-la valle del Fredane (o d’Ansanto), di origine vulcanica, di antico e misterioso fascino, luogo in cui i gas fuoriscono dalla terra e dove l’acqua ribolle e stordisce, connessa al Bosco della Dea Mephite e al Borgo Medioevale di Rocca San Felice, paese albergo e museo (aperto e funzionante)

-la valle dell’Osento, tra i colli di Monteverde e di Aquilonia, tra boschi centenari, in una natura intatta e disabitata che lambisce il lago di S.Pietro, atrea attrezzata per pic-nic e spettacoli teatrali sull’acqua (funzionante nel periodo estivo)

-il vasto pianoro del Formicoso, importante granaio della Campania, suggestiva fabbrica del vento, tra Bisaccia, Andretta, Guardia e Vallata. 

 

 

Peculiarità storiche, architettoniche e archeologiche

I ruderi dell’antica Carbonara, abbandonata dopo il terremoto del 1930 e il parco archeologico di Conza della Campania, parzialmente abbandonata dopo il terremoto del 1980, rappresentano gli elementi più significativi e le tracce più chiare dei processi di urbanizzazione che hanno contrassegnato il territorio dell’Irpinia d’Oriente in epoca antica. Altri luoghi di più antico insediamento, di origine sannitica e romana, si individuano ancora ad Aquilonia, in contrada Casalvetere, Tratturo Largo e Pozzo Monticchio e in contrada Mattina.

A Conza della Campania si sono rinvenute le tracce di un sistema insediativo molto articolato: la città romana, al di sotto del centro medievale, di cui sono stati messi in luce il foro, una domus e i resti della cinta muraria; la necropoli del VII secolo in località San Cataldo; la necropoli e la villa romana in località Macello, il porto romano in località Sanzano.

In realtà, il tema dell’archeologia è diffuso in tutta la Comunità Montana. A Bisaccia è stata rinvenuta una necropoli dell’età del ferro (in località Cimitero Vecchio), oltre all’abitato sannitico di Romulea, localizzato nell’area del castello ducale.  Necropoli dell’età del ferro sono state ritrovate anche a Cairano (località Calvario) e a Calitri (località S. Sofia Serroni).

A Lioni (località Oppido Vetere), sono state rinvenute mura ciclopiche pertinenti ad un abitato; a Monteverde (località Serro dell’Incoronata) sono state rinvenute mura peslagiche.

Un discorso particolare riguarda il Santuario della Dea Mefite, in località Valle d’Ansanto (in Rocca S. Felice, Villamaina e Torella dei Lombardi), in cui sono stati rintracciati numerosi reperti databili tra il VII e III seolo a.C., legati ad antichi e misteriosi culti. Tra le altre presenze archeologiche dell’area si segnalano i ruderi di una villa romana in località Cisterna a Villamaina.

Ruderi e reperti del periodo romano sono stati individuati ad Andretta (località Cerrino, Bosco S. Giovanni, Airola, Pero Spaccone, Piani della Giuva), a Monteverde (necropoli in località Isca-Bosco Sirricciardi), a Morra De Sanctis (reperti del VII-Vi sec. a. C. in località Selvapiana e Piano Cerasulo, Piano Tivoli  e Fontanelle S. Antuono), a S. Angelo dei Lombardi (area dell’Abbazia di S. Guglielmo al Goleto), a Torella dei Lombardi ( area del bosco Girifalco), a Teora (nella zone del castello).

 

Tra le finalità del Parco vi è la conoscenza e la promozione dei beni architettonici, storico-archeologici e  demoetnoantropologici e, come dal Testo Unico sui Beni Culturali, di tutti quei beni "aventi valore e testimonianza di civiltà".

 

Terremoti, paesaggio e architettura

L’ Irpinia d’Oriente, come molte aree interne dell’Italia appenninica, conserva un paesaggio singolare che pur non avendo eccezionali  caratteristiche dal punto di vista botanico o orografico o geologico, rispetto agli altri paesaggi simili nell’entroterra appennico meridionale, è fortemente segnato dalla presenza di rovine e resti di fabbriche antiche, spesso semplicemente cumuli di pietre, pienamente integrati ai marcati profili collinari e quasi fusi con la vegetazione naturale.

 

Dopo il rovinoso terremoto del 1980 e dopo la ricostruzione, l’Irpinia d’Oriente oggi è una regione fatta di luoghi diversissimi, paesi ricchi di fascino con pietre che ne raccontano la storia.

La storia, di questi piccoli centri dell’Irpinia, è la tipica storia della provincia interna: una storia di borghi, castelli, che puntellano le alture, proteggendo gli abitati abbarbicati sui crinali e dominando strategicamente tutte le vallate circostanti, lungo gli antichi ed a volte incerti tracciati delle grandi strade consolari romane.

La storia millenaria di questi luoghi è ancora, in alcuni casi, quanto mai presente e viva, pesa e si esprime ancora nella calda atmosfera dei suoi nuclei abitati più antichi, nel respiro calmo e talora solenne di certi suoi spazi collettivi, contenuti e a misura d’uomo, si avverte nel tono a volte ruvido ma sempre misurato e decoroso dei portali e delle cornici in pietra delle finestre, nella solida impostazione dei muri, dei basamenti e delle cordonate.

Logge in pietra, balconi in ferro battuto, pavimentazioni esterne e stradali, realizzate in forme geometriche con blocchetti di breccia Irpina, con filari intercalati di mattoni, conservano un loro forte carattere di autenticità e attribuiscono al paesaggio e all’ambiente un notevole valore espressivo.

Un lunghissimo minuto, la sera del 23 novembre 1980, ha tentato di offuscare tutte queste verità.

Non si sono persi capolavori in quella sera e nelle giornate a seguire gli scavi, ma sicuramente sono andati perduti innumerevoli testimonianze urbane e architettoniche di tono minore, la cui presenza era però essenziale per definire il carattere storico e culturale del territorio.

Come il carattere di un centro storico irpino, tra le rughe di una secolare stratificazione, ogni elemento ha una sua precisa ragion d’essere, è fatto per durare, e conservare insieme, nel tempo, funzionalità e memoria storica; non vi sono elementi superflui, tutto è ben dosato ed elaborato con sacrificio. Questi posti, poco conosciuti, inseriti all’interno di un contesto naturale aspro e selvaggio con una morfologia assai varia caratterizzata da rilievi collinari ricoperti da boschi, macchie spontanee, ginestreti, spineti, pascoli, coltivazioni, formano quel nascosto tessuto connettivo che costituisce, in quest’area, l’indissolubile legame tra ambiente e storia e tra paesaggio e architettura.

 

La conoscenza del territorio e delle sue sedimentazioni storiche è  una condizione essenziale per proporne, attraverso il Parco, una corretta valorizzazione che indirizzi lo sviluppo e garantisca la qualità delle modifiche in continuità con il passato, in una sorta di simbiosi tra conservazione e innovazione.

 

Serve un “codice” per intervenire correttamente e coerentemente sul territorio.

Nell’ambito rurale non deve usato l’asfalto sulle stradine ma il pietrischetto per drenarne le acque piovane.

Non serve più il cemento armato, ma una buona muratura fatta di pietra e mattoni.

E le recinzioni in campagna non vanno più fatte col cemento e col ferro ma bisogna riprenderle a farle con i paletti di castagno e le siepi. E così bisogna adeguare e invogliare a sostituire e a migliorare infissi, intonaci, colori e a introdurre i pannelli fotovoltaici e quelli solari… e soprattutto le concimaie domestiche per riprendere a smaltire in proprio i rifiuti organici facendone compost per fertilizzare le piante.

E bisogna riprendere a piantare alberi e siepi e di specie autoctone…

Serve nell’immediato un “disciplinare d’uso” del territorio avente carattere sovra-comunale, un codice per regolare gli interventi edilizi e manutentivi all’interno del territorio del Parco.

 

Ognuno deve fare la sua parte; il Parco serve anche a portare l’attenzione, sia di quanti amministrano sia dei cittadini e degli operatori del quotidiano, sulla ricchezza di testimonianze architettoniche e paesaggistiche che il nostro territorio ancora possiede; ricchezze non solo monumentali, legate cioè alla “facciata”, ma insite nelle tecniche di costruzione, nei processi di conservazione e nei sacrifici di manutenzione tramandati attraverso il costruito architettonico e la manutenzione dei suoli agricoli, e quindi del paesaggio. Non serve, però, solo la comunicazione della conoscenza; non bisogna rinunciare a fornire un nostro contributo specifico, generazionale, anche in termini di “contaminazioni” tecnologiche e formali del patrimonio storico, purché in forma, speriamo, comprensibile e condivisa;  dopo il sisma, quanto scampato alle demolizioni, costituisce oramai un patrimonio ridotto, prezioso quanto fragile, accessibile a molti, purtroppo, che ancora non possiedono una cultura specifica del recupero; cultura intesa anche come codice di un saper fare; occorre quindi imparare a conoscere questo patrimonio anche negli aspetti “minori”, forse più tecnologici ed in genere meno immediati, frutto di una paziente e intelligente applicazione remota e umana, oggi per noi non un peso, ma una felice opportunità ed una utilissima lezione da estendere anche alla nostra vita futura.

 

 

 

 

Turismo, le porte del Parco

Oltre la potenzialità turistica connessa agli scenari paesaggistici e alle peculiarità ambientali, ogni centro abitato del Parco ha luoghi di interesse storico, architettonico e archeologico; questi luoghi devono essere messi in rete e promossi attraverso un intelligente, semplice ed economico sistema di  promozione turistica. Sono le comunità abitative e i privati interessati al settore economico turistico che devono attivarsi mediante i canali satellitari e internet.

 

Il settore del turismo può essere analizzato da diversi punti di vista, a seconda dei diversi segmenti di domanda  a cui si rivolge l’offerta delle imprese operanti nella zona. Il Parco  offre interessanti itinerari sia di carattere artistico che di carattere ambientale. Non mancano le presenze archeologiche, basti pensare ai luoghi mitici della Mefite nella valle d’Ansanto o ai parchi archeologici di Conza della Campania e di Carbonara ad Aquilonia, che si presentano come spaccati significativi della vicenda storica dei luoghi.

Emblematica, per la stratificazione millenaria e per la ricchezza storico-artistica-archeologica-religiosa, l’Abbazia del Goleto, tra S.Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella e Nusco; grazie ai recenti interventi POR, oggi è doatata anche di spazi per alloggiare, biblioteca, sale convegni nonchè ampi spazi da attrezzare a Museo.

Quest'area geografica offre panorami e scorci naturali di incomparabile bellezza e non è un caso, che nell’area siano stati perimetrati ben 6 siti di interesse comunitario.

Un forte elemento di attrazione sono poi i prodotti genuini dell’agricoltura, grano duro e quindi pane, olio, vino, ortaggi. Buon cibo e generosa ospitalità sono diffusi in tutto il territorio del Parco.

 

Opportune comunque alcune porte di ingresso, info-point, sistemate in siti noti, importanti e, soprattutto, già funzionati; si prevedono nei 4 punti di accesso geografico.

 

Ad OVEST, con accesso dall’Ofantina-bis (Montella, Avellino, Napoli),  l’Abbazia del Goleto, luogo di architettura e di arte, di stratificazione millenaria, attrezzata di recente con risorse del Por Campania con sale museo, sale conferenze, biblioteca, alloggi, area archeologica, area storica, area liturgica; disponibile area info-point sul Parco;

A SUD, con accesso dalla statale 7 lucana (Pescopagano, Bella, Muro Lucano, Potenza), Sant’Andrea di Conza, centro storico ben recuperato e non scempiato dalla ricostruzione post terremoto; disponibile area info-point sul parco all’interno della ex-Fornace di Laterizi, centro espositivo, unica testimonianza di archeologia industriale, recuperata, in Irpinia;

A EST, con accesso dall’Ofantina pugliese (Rionero, Melfi, Foggia), Monteverde, centro storico in parte disabitato, decoroso e intatto;    disponibile area info-point all’interno del recuperando Castello medioevale

A NORD, con accesso dall’Autostada Napoli-Bari, Bisaccia, con interessante dualità tra nuovo centro post-sisma e centro storico paese albergo; disponibile area info-point all’interno del Castello, anche sede del Museo Archeologico.

 

il programma di GIOVEDI’ 24 giugno, il giorno del parco

http://www.cairano7x.it/2010/programma/giovedi-24-giugno/

 

 

il territorio del parco, inquadramento

http://www.cairano7x.it/2010/2010/06/16/irpinia-doriente-il-territorio-del-parco-rurale/

 

 

immagini

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

 

il giorno del parco, sintesi + testo franco arminio

http://www.cairano7x.it/2010/2010/05/25/irpinia-d%e2%80%99oriente-_-un-parco-contro-l%e2%80%99idea-dello-sviluppo-obbligatorio/

 

 

ARTICOLI CORRELATI

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/no-alla-discarica-del-formicoso/il-parco-dellirpinia-doriente/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/04/30/avvicinamento-al-parco/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/04/28/alpuiarra-est-%e2%80%93-alta-irpinia/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/03/19/museo-del-territorio/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/05/25/michele-di-martino-e-lolio-di-aquilonia-al-giorno-del-parco-_-giovedi-24-giugno-2010-a-cairano-7x/

 

 

alcuni ‘post’ sul Parco

21 aprile 2008, si lancia l’idea :

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/04/21/non-vogliamo-una-discarica-vogliamo-il-parco-regionale-dellirpinia-doriente/

 

23 aprile 2008, la prima proposta per il PARCO e le prime adesioni sul Blog:

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/04/23/parco-regionale-dellirpinia-doriente-prima-uscita-domenica-4-maggio-a-sandrea/

 

11 maggio 2008, definite le linee principali in una relazione tecnica consegnata in regione; puoi scaricare il documento (testi e foto) :

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/05/11/parco-dellirpinia-doriente-relazione-illustrativa/

 

i VIDEO girati nella prima escursione con i ragazzi dell’università di napoli , 24 maggio 2008

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/05/27/cp-escursione-del-24-maggio-2008/

 

aspettavo una sorpresa finale e la sorpresa è arrivata:

domenica ventisette a chiusura del programma avremo un concertone di un gruppo squisitamente paesologico: il parto delle nuvole pesanti.

verranno a trovarci sposando in pieno lo spirito di cairano 7x

e sentiremo canzoni di viaggi e rovine dall’album magna grecia

precedute dalle immagini di paolo taddei su i colori dell’abbandono.

il film sulla paesologia passa in apertura, domenica 20 alle 16.

adesso veramente si dia corso alle stampe.

F. Arminio

Nnimmo Bassey

”Coltivare un giardino oggi, anche se in scatole! Può salvare tutti , riducendo l'energia utilizzata per il trasporto degli alimenti a migliaia di chilometri di distanza “ – Nnimmo Bassey

Nymmo Bassey  che sarà ospite  Irpinia, in occasione di Cairano 7x, è l’attuale presidente di Friends of the Earth International, ha organizzato e si è fatto promotore della campagna Justice for the Clima, che in occasione del vertice di Copenaghen sui cambiamenti climatici ha visto l’adesione di innumerevoli, scienziati, e gruppo ambientalisti, di difesa dei diritti civili.

Nel 2009 è stato nominato dal Time come “Eroe per l’Ambiente”. Significativa  la storia personale  e politica del rappresentante internazionaledi Amici della Terra. Nnimmo Bassey, racconta il Time, non è diventato un ambientalista perché ha denunciato la fuoriuscita di petrolio,ma è diventato un attivista dopo l’assalto della forze armate nigeriane , nel 1990, al villaggio di Umuechem, dove i residenti di un territorio ricco di petrolio come quello del Delta del Niger, avevano accusato la Shell Petroleum Development Company del degrado ambientale e soprattutto di una poltica imprenditoriale di mero sfruttamento con il conseguente abbandono economico delle popolazioni indigene. In due giorni di violenze, 80 persone sono morte e quasi 500 case sono state distrutte. "Ci siamo svegliati da un sonno … rendendoci conto che tutto crollava intorno a noi", dice Bassey,oggi 51 anni. Il massacro convinse Bassey e gli altri attivisti, riuniti sotto il simbolo di FOEI, ad ampliare gli sforzi: "Ci siamo resi conto che se la gente non dispone di un ambiente sicuro in cui vivere, non dispone letteralmente di tutti gli altri diritti”. La ricchezza prodotta dal petrolio del Delta del Niger si trasferisce direttamente dal sottosuolo nelle casse del governo ed in quelle delle major petrolifere straniere, facendo si che la regione sia una delle più povere del mondo. Le scuole si stanno sgretolando. Gli ospedali spesso non hanno le porte e non sono dotati minimamente di moderne attrezzature. Elettricità, acqua potabile sono scarsamente approvvigionate. La disoccupazione raggiunge indici impensabili.

Per non parlare dell’inquinamento ambientale vero e proprio. Gli sversamenti di olio grezzo, al suolo sono frequenti, sia per l’attività dei ladri degli oleodotti sia perché gli abitanti dei villaggi in lotta per i loro diritti non effettuano più la manutenzione delle infrastrutture. In questo stato di cose se l'olio prende fuoco, può bruciare per giorni e giorni. Bassey ha prodotto migliaia di documenti dove raggruppa e spiega tutte queste conseguenze ed educa i cittadini sui loro diritti. "Il petrolio è stato la distruzione dell'economia nigeriana", dice Bassey. "Perché Si distrugge il rapporto tra il popolo e lo Stato". In un paese dove l'85% delle entrate governative si affidano al prezzo del petrolio, le posizioni di Bassey spesso lo hanno portato a schierarsi contro le autorità. Sotto la dittatura degli anni 1990, fu privato del suo passaporto e detenuto senza processo più volte. Bassey è stato spesso accusato di trovarsi dalla stessa parte dei ribelli armati, che hanno usato le armi per riaffermare i diritti del popolo nigeriano a godere delle giuste ricadute economiche dai proventi della estrazione del petrolio. Ribelli armati che oggi, hanno preso il governo democratico ad Abuja. Bassey, non è d'accordo, condannandole fermamente, con le azioni dei ribelli come ' il rapimento dei lavoratori del petrolio, gli attacchi contro le infrastrutture, gli scontri con i militari“.

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