Immagine 268IL MATTINO 7.7.2010 _ di angelo verderosa

 

Nella sua tenuta agricola «La Turchina», vicino Viterbo, la giovane Loretta Di Simone, laureata in giurisprudenza, ha riseminato il grano «Senatore Cappelli». Aveva ritrovato, per caso, un vecchio sacco di semi.

Anche in Alta Irpinia, specie sul Formicoso, si coltivava fino a pochi anni fa quella particolare varietà di grano che porta il nome del fautore della riforma agraria negli anni ’30. Le spighe erano alte quanto un uomo.

Loretta Di Simone ha avuto successo: il «grano Cappelli» , essendo un seme antico, ha un glutine molto digeribile e facilmente tollerabile, ricco di proteine; ha ottenuto una pasta buona, di sapore, certificata dall’Università di Firenze come salutare. Loretta ha ripreso l'attività agricola della famiglia con due obiettivi aggiunti : riavvicinare i giovani all’agricoltura e rieducare le persone ad essere consapevoli di quello che quotidianamente mangiano.

Tutti avranno notato nell’ultimo mese la martellante campagna informativa del Ministero delle Politiche Agricole su quotidiani e riviste: «L’agricoltura italiana punta sui giovani, l’agricoltura a beneficio di tutti»; «Le aree rurali per uno sviluppo sostenibile; le nuove sfide dell'agricoltura: imprese giovani ed efficienti per valorizzare i prodotti del territorio e tutelare ambiente e paesaggio».

In quest’ultimo claim ministeriale è ben riassunta la prospettiva del Parco rurale dell’Irpinia d’Oriente. Naturalmente il titolo è provvisorio; si tratta di ragionare e riorganizzare un territorio specificamente agricolo, di circa 700 chilometri quadrati, pari ad un terzo della superficie della Provincia di Avellino, che comprende i comuni più ad est della Campania, delimitati come triangolo dai fondovalle dell’Ofanto e dell’Ufita, oltre che da parte dei territori comunali ricadenti sul lato sinistro dell’Ufita e confinanti col Formicoso.

Chiaramente anche i confini, in questo momento, sono pretestuosi perché si tratta di iniziare il ragionamento da qualche parte. In questa parte di terra, la popolazione attuale è di soli 44mila abitanti, in progressiva decrescita, una delle densità abitative più basse d’Europa. Dopo la politica dei posti di lavoro nel pubblico impiego – durata fino a tutti gli anni ’90 -, sappiamo bene com’è andata a finire con le prospettive edilizie-industriali-infrastrutturali del dopoterremoto. Qui, adesso, i giovani sono in gran parte emigrati; soprattutto i laureati. Negli ultimi tre anni, altre inutili aspettative giovanili sono state riposte nei centri commerciali e, di recente, nei call-center.

Naturalmente la terra, quella agricola (700 chilometri quadrati), è stata man mano dimenticata; in parte rimboschita naturalmente; in parte per legno da destinare all’industria (noci e ciliegi), con i contributi comunitari. In gran parte declassificata a coltivazione di foraggio per l’industria delle carni (il foraggio rende più del grano).

La risorsa primigenia e ultima dell’Irpinia era ed è la terra. I paesi devono la loro esistenza alla coltivazione della terra. Bisogna quindi ripartire da questo elemento che è qui così vasto e preponderante. Una terra capace di fare ancora un gran bel paesaggio; e di cambiarlo ad ogni decina di chilometri. Una terra capace in futuro – sicuramente – di poter far dimenticare decenni di inutile politica assistenziale e pseudoindustriale. Basta crederci. Assieme.

L’idea di parco è, almeno in questo momento, legata indissolubilmente alla terra, all’agricoltura. Un parco rurale, un parco agricolo.

Poi anche energetico, paesaggistico, ambientale, storico, paesologico, eccetera.

«Il futuro dell’agricoltura non è più legato solo alla produzione di materie prime per l’alimentazione, ma anche alla sua centralità nella tutela dell’ambiente e del territorio, a beneficio di tutti. Le sfide: clima, energia, risorse idriche, biodiversità», continua la campagna ministeriale. Viene da pensare in contrappunto agli slogan della politica locale, alla vetusta idea del corridoio infrastrutturale est-ovest, alle cementificatorie piattaforme logistiche; alla legge nazionale per la discarica sul Formicoso. Nell’ultima campagna elettorale è stato presentato un progetto da venti milioni di euro per raggiungere in superstrada più telecabina un parco archeologico in altairpinia con annesso villaggio turistico. Ci sono decine di progetti di campi da golf presentati nella sola provincia di Avellino a valere sui fondi Por.

E il grano del Senatore Cappelli?

 

TESTI CORRELATI :  http://it.wordpress.com/tag/il-parco-rurale/

 

il giorno del 'libero' parco rurale dell'irpinia d'oriente

a cura di angelo verderosa

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IRPINIA D’ORIENTE

IL TERRITORIO DEL PARCO RURALE

_ di Angelo Verderosa

 

FOTO sull'area del parco

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

 

 

Inquadramento generale, sintesi

L’area del PARCO dell’IRPINIA d’ORIENTE coincide in gran parte con il territorio della Comunità Montana Alta Irpinia, estremo lembo EST della Campania a contatto con il complesso del Vulture (Lucania) e con le propaggini della capitanata (Puglia). 

Si tratta di un territorio di 752 kmq., prettamente montano in quanto ben 722 kmq. sono classificati come superfici di montagna, e che costituisce il 27% del territorio della Provincia di Avellino.

 

La popolazione insediata è di soli 44.000 abitanti, pari al 10% di quella della Provincia di Avellino, costituendo una delle densità abitative più basse d’Europa, 68 ab./kmq.

 

Il territorio del Parco è costituito dalle superfici comunali di :  Andretta, Aquilonia, Bisaccia, Cairano, Calitri, Conza della Campania, Guardia Lombardi, Lacedonia, Lioni, Monteverde, Morra de Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina oltre che da parte dei territori comunali di Vallata e Carife ricadenti sul lato sinistro dell’Ufita e confinanti col Formicoso.

 

Nel territorio del Parco ricadono importanti elementi di caratterizzazione ambientale e turistica; elementi già strutturati e funzionanti, veri punti di forza del Parco :  

-ben 6 aree S.I.C. (siti di  interesse comunitario) sulle 20 individuate da Bioitaly nell’intera provincia;

-l’Oasi WWF sul lago di Conza;

-l’area turistico-termale delle Mefite di Rocca e Villamaina;

-il Parco Letterario dedicato a Francesco De Sanctis (nato a Morra);

-ben 2 città morte, testimoni di antiche tragedie: Conza (terremoto 1980) e Carbonara-Aquilonia (terremoto 1930), sede dell’importante museo della civiltà contadina, tra i più documentati e attrezzati d’Italia;

-il Distretto culturale (Comunità Montana e Por Campania, avente l’Abbazia del Goleto progetto portante);

-il Distretto delle energie alternative (Ass. Att. Produttive e comuni del Parco, aventi Bisaccia capofila);

-la Ferrovia storica Avellino-Rocchetta S.Antonio, con ben 8 stazioni, iniziando da quella di S.Angelo-Goleto a quella di Monteverde;

-rete dei 100 agriturismi (strutture provate di ricettività turistica e di promozione dei prodotti tipici).

 

Nel Parco si produce grano duro, olio, vino e ortaggi; la bioagricoltura qui è un fatto certo poiché diserbanti e concimi non sono stati mai utilizzati; i terreni agricoli sono sani e non avvelenati.

A Calitri si producono rinomate ceramiche in vari laboratori, a S.Andrea il ferro artisticamente battuto da Marena.

Il Parco è raggiungibile in un'ora e mezza sia da Pompei che dal Gargano.

 

Le peculiarità del Parco sono di tipo ambientale, paesaggistico, storico, agrituristico, energetico.

Obiettivo primario del Parco è  “conservare” e “recuperare” il paesaggio rurale dell’Iprinia d’Oriente quale bene collettivo capace di esprimere ancora l’essenza della appartenenza al luogo e al creato.

 

Con il Parco non sono compatibili discariche di rifiuti esterni a quelli prodotti dagli stessi abitanti.

Le misure di salvaguardia vanno in vigore dalla data di approvazione della legge e non intervengono sui progetti definitivi di opere pubbliche approvate a quella data.

Il Parco si raccorda con l’idea del Parco Fluviale dell’alta valle dell’Ofanto e con l’idea del recupero della Ferrovia storica Avellino – Rocchetta S.Antonio

Tra gli obiettivi del Parco, il principio dell’ autosostenibilità : energetica (eolico, fotovoltaico e biomasse), ciclo dei rifiuti (raccolta differenziata spinta, produzione del compost, discarica rapportata al numero di abitanti del parco), amministrativa (la comunità montana alta irpinia potrebbe supportare, coincidere o sostituire, amministrativamente,  lo stesso parco).

 

 

Inquadramento geografico

L’area del Parco coincide con la propaggine geografica orientale della Campania, una mammella che si insinua tra Lucania e Puglia; un altopiano a 900 m. slm che dal Formicoso scende ad abbeverarsi all’Ofanto, all’Osento, all’Ufita e al Fredane.

 

L’area del Parco è delimitata naturalmente dal Parco Regionale dei Monti Picentini a sud e dal complesso del Vulture a est; a nord abbiamo la pianura della capitanata, a ovest il promontorio della Baronia. 

I confini del Parco sono segnati  dalla statale 7 a sud ; dall’arcata dell’Ofanto, a sud sud-est ; dal confine provinciale e regionale verso la Puglia, a nord-est ; dalle sorgenti dell’Ufita a nord ; dalla direttrice Ufita – Mefite – Fredane -  Goleto a ovest.  

Area baricentrica del Parco è il vasto altopiano del Formicoso con il Monte Toppo a 988 m.

 

 

 

L’altimetria varia dai 550 m. slm. di Lioni ai 1000 m. slm. di Guardia Lombardi.

Due laghi artificiali all’interno dell’area,  a Conza, sull’ Ofanto  e sull’Osento il lago di S.Pietro tra Aquilonia e Monteverde. 

La distanza sulla direttrice Goleto-Monteverde è 40 km.; sulla ortogonale Calitri-La Toppa è 25 km.  50.000 abitanti ca..

Strade interne al Parco: la statale 7 (appia), la 91, la 303 e la 399; ai margini, l’Ofantina, la Contursi-Lioni-Grottaminarda e l’Autostrada Napoli-Bari.

E’ l’area del viaggio elettorale di De Sanctis.

Il territorio del Parco coincide in gran parte con l’antica ed estesa Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Nusco, Bisaccia.

 

 

Peculiarità ambientali

Già con un primo studio denominato  Parco rurale del’Alta Irpinia  la Comunità Montana ha avviato da tempo il discorso della tutela e della valorizzazione dei siti di interesse comunitario.

Si tratta di siti ambientali riconosciuti come aspetti singolari del territorio, vere e proprie “emergenze” significative sotto il profilo naturalistico-ambientale quali l’alta valle dell’Ofanto, il lago di Conza della Campania, il lago di S. Pietro a Monteverde, il bosco di Castiglione a Calitri e Aquilonia, la querceta dell’Incoronata di S. Angelo dei Lombardi, i boschi di Guardia dei Lombardi e di Andretta.

 

Nel merito dell’assetto morfologico, naturalistico-ambientale e vegetazionale del terrtorio del Parco è presente  un insieme di boschi per una estensione di 8.000 (ottomila) ettari ! tutti di estremo interesse e varietà : boschi di faggio, boschi cedui caratterizzati da lecci, roverelle e castagni, la singolare Macchia Mefite che presenta una rara varietà di ginestra.

Il sistema orografico e vegetazionale è strettamente integrato a quello dei corsi d’acqua, che connotano situazioni di grande interesse ambientale: i fiumi Ofanto, Osento, Fredane, Orata, Ufita, con i laghi ad essi collegati.

 

Il sistema orografico del Parco si articola su complessi sistemi morfologici e idrografici, con elementi dominanti

- la valle dell’Ofanto, con andamento est-ovest;

- la cresta appenninica, con andamento simile e con la funzione di grande spartiacque attestato sui 700 metri, con tre grandi gobbe a circa 1000 metri (Monte Cerreto, Monte Mattina e Monte Toppo).

Con il progetto Bioitaly sono stati individuati in Campania 132 Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.), di cui 20 in provincia di Avellino. Tra questi 6 S.I.C. si collocano nel territorio del Parco dell’Irpinia d’Oriente e possono essere letti e interpretati come grandi elementi di riferimento rispetto ai quali aggregare gli altri elementi che compongono il sistema naturalistico e morfologico dell’ Irpinia d’Oriente.

1- L’Alta Valle dell’Ofanto è un’ampia vallata appenninica, caratterizzata da estesi depositi Flyschoidi interessata da un’intensa attività tettonica, sita nei comuni di Lioni e S. Angelo dei Lombardi, oltre che di Nusco.

2- Il lago di Conza della Campania, in parte ricadente anche nel comune di Cairano, è sito in un ampio pianoro alluvionale nel quale insiste il bacino artificiale ottenuto dallo sbarramento del fiume Ofanto. La vegetazione è prevalentemente idrofila. Tra le specie prevalgono leccio, salicornia europea, cannucci, sparto.

3- La Querceta dell’Incoronata, nei comuni di S. Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, oltre che di Nusco, si colloca su un modesto rilievo appenninico costituito da depositi di flysch rosso, posti in prossimità delle sorgenti del fiume Ofanto. La vegetazione prevalente è costituita da foresta mista.

4- I Boschi di Guardia dei Lombardi e di Andretta, ricadenti anche nei territori comunali di S. Angelo dei Lombardi e di Morra de Sanctis, si collocano in aree caratterizzate da modesti rilievi di origine Flyschoide dell’Appennino, con versanti poco acclivi. Il popolamento vegetale è costituito da foresta mista, nella quale prevalgono le seguenti specie: cerro, leccio, castagno, agrifoglio, roverella.

5- Il Bosco di Castiglione a Calitri ed Aquilonia si colloca su un ampio versante settentrionale di natura argillosa di un piccolo affluente del fiume Ofanto ed è caratterizzato da una vegetazione formata in prevalenza da foresta mista.

6- Il Lago di S. Pietro è un bacino artificiale, ottenuto dallo sbarramento del torrente Osento, affluente di sinistra dell’Ofanto, con vegetazione prevalentemente idrofila, sito nei comuni di Monteverde, Aquilonia e Lacedonia.

 

Ognuna di queste realtà è precisamente individuabile rispetto ad un complesso di aspetti orografici, idrografici, vegetazionali, paesaggistici, configurandosi come unità intermedia significativa.

In questo quadro, il tema dei corsi d’acqua acquista un valore specifico: piccoli fiumi, torrenti e laghi punteggiano l’intero territorio, costituendo punti di attrazione di livello locale che possono assumere un ruolo molto significativo.

E’ possibile costruire una sequenza di elementi che in qualche modo rappresentano anche un itinerario:

- l’Ofanto, l’invaso di Conza della Campania, il lago di Cairano con i boschi demaniali, il lago delle Canne a Calitri, il torrente Pesco di Rago a Lioni con i suoi agglomerati, il torrente Arso a S. Andrea di Conza, il torrente Fiumicello con le cascate e i laghetti di Teora;

- i torrenti Isca e Sarda a Morra de Sanctis, con i piccoli laghetti collinari, i torrenti Orata, Sarda e Mulino ad Andretta, gli altri corsi d’acqua affluenti dell’Orata a Bisaccia, quali il vallone Pastina, il torrente Luzzano, il Calaggio con i suoi affluenti ancora a Bisaccia ( vallone Isca, vallone del Tuoro, vallone Ischitella ), con il piccolo laghetto collinare di Piano dei Monaci, il laghetto della Sarda a Conza della Campania, i bacini idrici dell’Ofanto e del Carapelle a Lacedonia,  il fiume Osento a Lioni, Aquilonia, Monteverde e Lacedonia, il lago artificiale di S. Pietro a Monteverde;

- il fiume Fredane, con i rimboschimenti di aceri a Tonsone e il fiume Ufita che lambisce la zona nord del territorio di Guardia dei Lombardi, il Fredane con i torrenti vallone della Mefite, vallone del Cerzo, vallone del Cupo, vallone Carmasciano, vallone Macchia di Panno e il lago d’Ansanto a Rocca s. Felice, i torrenti Fredane, Fontaniello e Boccanova, con il laghetto Porrara a S. Angelo dei Lombardi.

 

la terra agricola di montagna, immagine emblematica del Parco

Scenari paesaggistici

Nell’ambito degli “scenari paesaggistici” del Parco è possibile individuare, tra tanti altri, quattro set che definiscono un quadro di grande interesse sotto il profilo ambientale e turistico :

- la valle dell’Ofanto, dalle sorgenti al lago di Conza, con la riva sinistra erbosa e con le mucche al pascolo, oasi attrezzata del WWF connessa al Parco Storico e Archeologico dell’antica Compsa (aperto e funzionante);

-la valle del Fredane (o d’Ansanto), di origine vulcanica, di antico e misterioso fascino, luogo in cui i gas fuoriscono dalla terra e dove l’acqua ribolle e stordisce, connessa al Bosco della Dea Mephite e al Borgo Medioevale di Rocca San Felice, paese albergo e museo (aperto e funzionante)

-la valle dell’Osento, tra i colli di Monteverde e di Aquilonia, tra boschi centenari, in una natura intatta e disabitata che lambisce il lago di S.Pietro, atrea attrezzata per pic-nic e spettacoli teatrali sull’acqua (funzionante nel periodo estivo)

-il vasto pianoro del Formicoso, importante granaio della Campania, suggestiva fabbrica del vento, tra Bisaccia, Andretta, Guardia e Vallata. 

 

 

Peculiarità storiche, architettoniche e archeologiche

I ruderi dell’antica Carbonara, abbandonata dopo il terremoto del 1930 e il parco archeologico di Conza della Campania, parzialmente abbandonata dopo il terremoto del 1980, rappresentano gli elementi più significativi e le tracce più chiare dei processi di urbanizzazione che hanno contrassegnato il territorio dell’Irpinia d’Oriente in epoca antica. Altri luoghi di più antico insediamento, di origine sannitica e romana, si individuano ancora ad Aquilonia, in contrada Casalvetere, Tratturo Largo e Pozzo Monticchio e in contrada Mattina.

A Conza della Campania si sono rinvenute le tracce di un sistema insediativo molto articolato: la città romana, al di sotto del centro medievale, di cui sono stati messi in luce il foro, una domus e i resti della cinta muraria; la necropoli del VII secolo in località San Cataldo; la necropoli e la villa romana in località Macello, il porto romano in località Sanzano.

In realtà, il tema dell’archeologia è diffuso in tutta la Comunità Montana. A Bisaccia è stata rinvenuta una necropoli dell’età del ferro (in località Cimitero Vecchio), oltre all’abitato sannitico di Romulea, localizzato nell’area del castello ducale.  Necropoli dell’età del ferro sono state ritrovate anche a Cairano (località Calvario) e a Calitri (località S. Sofia Serroni).

A Lioni (località Oppido Vetere), sono state rinvenute mura ciclopiche pertinenti ad un abitato; a Monteverde (località Serro dell’Incoronata) sono state rinvenute mura peslagiche.

Un discorso particolare riguarda il Santuario della Dea Mefite, in località Valle d’Ansanto (in Rocca S. Felice, Villamaina e Torella dei Lombardi), in cui sono stati rintracciati numerosi reperti databili tra il VII e III seolo a.C., legati ad antichi e misteriosi culti. Tra le altre presenze archeologiche dell’area si segnalano i ruderi di una villa romana in località Cisterna a Villamaina.

Ruderi e reperti del periodo romano sono stati individuati ad Andretta (località Cerrino, Bosco S. Giovanni, Airola, Pero Spaccone, Piani della Giuva), a Monteverde (necropoli in località Isca-Bosco Sirricciardi), a Morra De Sanctis (reperti del VII-Vi sec. a. C. in località Selvapiana e Piano Cerasulo, Piano Tivoli  e Fontanelle S. Antuono), a S. Angelo dei Lombardi (area dell’Abbazia di S. Guglielmo al Goleto), a Torella dei Lombardi ( area del bosco Girifalco), a Teora (nella zone del castello).

 

Tra le finalità del Parco vi è la conoscenza e la promozione dei beni architettonici, storico-archeologici e  demoetnoantropologici e, come dal Testo Unico sui Beni Culturali, di tutti quei beni "aventi valore e testimonianza di civiltà".

 

Terremoti, paesaggio e architettura

L’ Irpinia d’Oriente, come molte aree interne dell’Italia appenninica, conserva un paesaggio singolare che pur non avendo eccezionali  caratteristiche dal punto di vista botanico o orografico o geologico, rispetto agli altri paesaggi simili nell’entroterra appennico meridionale, è fortemente segnato dalla presenza di rovine e resti di fabbriche antiche, spesso semplicemente cumuli di pietre, pienamente integrati ai marcati profili collinari e quasi fusi con la vegetazione naturale.

 

Dopo il rovinoso terremoto del 1980 e dopo la ricostruzione, l’Irpinia d’Oriente oggi è una regione fatta di luoghi diversissimi, paesi ricchi di fascino con pietre che ne raccontano la storia.

La storia, di questi piccoli centri dell’Irpinia, è la tipica storia della provincia interna: una storia di borghi, castelli, che puntellano le alture, proteggendo gli abitati abbarbicati sui crinali e dominando strategicamente tutte le vallate circostanti, lungo gli antichi ed a volte incerti tracciati delle grandi strade consolari romane.

La storia millenaria di questi luoghi è ancora, in alcuni casi, quanto mai presente e viva, pesa e si esprime ancora nella calda atmosfera dei suoi nuclei abitati più antichi, nel respiro calmo e talora solenne di certi suoi spazi collettivi, contenuti e a misura d’uomo, si avverte nel tono a volte ruvido ma sempre misurato e decoroso dei portali e delle cornici in pietra delle finestre, nella solida impostazione dei muri, dei basamenti e delle cordonate.

Logge in pietra, balconi in ferro battuto, pavimentazioni esterne e stradali, realizzate in forme geometriche con blocchetti di breccia Irpina, con filari intercalati di mattoni, conservano un loro forte carattere di autenticità e attribuiscono al paesaggio e all’ambiente un notevole valore espressivo.

Un lunghissimo minuto, la sera del 23 novembre 1980, ha tentato di offuscare tutte queste verità.

Non si sono persi capolavori in quella sera e nelle giornate a seguire gli scavi, ma sicuramente sono andati perduti innumerevoli testimonianze urbane e architettoniche di tono minore, la cui presenza era però essenziale per definire il carattere storico e culturale del territorio.

Come il carattere di un centro storico irpino, tra le rughe di una secolare stratificazione, ogni elemento ha una sua precisa ragion d’essere, è fatto per durare, e conservare insieme, nel tempo, funzionalità e memoria storica; non vi sono elementi superflui, tutto è ben dosato ed elaborato con sacrificio. Questi posti, poco conosciuti, inseriti all’interno di un contesto naturale aspro e selvaggio con una morfologia assai varia caratterizzata da rilievi collinari ricoperti da boschi, macchie spontanee, ginestreti, spineti, pascoli, coltivazioni, formano quel nascosto tessuto connettivo che costituisce, in quest’area, l’indissolubile legame tra ambiente e storia e tra paesaggio e architettura.

 

La conoscenza del territorio e delle sue sedimentazioni storiche è  una condizione essenziale per proporne, attraverso il Parco, una corretta valorizzazione che indirizzi lo sviluppo e garantisca la qualità delle modifiche in continuità con il passato, in una sorta di simbiosi tra conservazione e innovazione.

 

Serve un “codice” per intervenire correttamente e coerentemente sul territorio.

Nell’ambito rurale non deve usato l’asfalto sulle stradine ma il pietrischetto per drenarne le acque piovane.

Non serve più il cemento armato, ma una buona muratura fatta di pietra e mattoni.

E le recinzioni in campagna non vanno più fatte col cemento e col ferro ma bisogna riprenderle a farle con i paletti di castagno e le siepi. E così bisogna adeguare e invogliare a sostituire e a migliorare infissi, intonaci, colori e a introdurre i pannelli fotovoltaici e quelli solari… e soprattutto le concimaie domestiche per riprendere a smaltire in proprio i rifiuti organici facendone compost per fertilizzare le piante.

E bisogna riprendere a piantare alberi e siepi e di specie autoctone…

Serve nell’immediato un “disciplinare d’uso” del territorio avente carattere sovra-comunale, un codice per regolare gli interventi edilizi e manutentivi all’interno del territorio del Parco.

 

Ognuno deve fare la sua parte; il Parco serve anche a portare l’attenzione, sia di quanti amministrano sia dei cittadini e degli operatori del quotidiano, sulla ricchezza di testimonianze architettoniche e paesaggistiche che il nostro territorio ancora possiede; ricchezze non solo monumentali, legate cioè alla “facciata”, ma insite nelle tecniche di costruzione, nei processi di conservazione e nei sacrifici di manutenzione tramandati attraverso il costruito architettonico e la manutenzione dei suoli agricoli, e quindi del paesaggio. Non serve, però, solo la comunicazione della conoscenza; non bisogna rinunciare a fornire un nostro contributo specifico, generazionale, anche in termini di “contaminazioni” tecnologiche e formali del patrimonio storico, purché in forma, speriamo, comprensibile e condivisa;  dopo il sisma, quanto scampato alle demolizioni, costituisce oramai un patrimonio ridotto, prezioso quanto fragile, accessibile a molti, purtroppo, che ancora non possiedono una cultura specifica del recupero; cultura intesa anche come codice di un saper fare; occorre quindi imparare a conoscere questo patrimonio anche negli aspetti “minori”, forse più tecnologici ed in genere meno immediati, frutto di una paziente e intelligente applicazione remota e umana, oggi per noi non un peso, ma una felice opportunità ed una utilissima lezione da estendere anche alla nostra vita futura.

 

 

 

 

Turismo, le porte del Parco

Oltre la potenzialità turistica connessa agli scenari paesaggistici e alle peculiarità ambientali, ogni centro abitato del Parco ha luoghi di interesse storico, architettonico e archeologico; questi luoghi devono essere messi in rete e promossi attraverso un intelligente, semplice ed economico sistema di  promozione turistica. Sono le comunità abitative e i privati interessati al settore economico turistico che devono attivarsi mediante i canali satellitari e internet.

 

Il settore del turismo può essere analizzato da diversi punti di vista, a seconda dei diversi segmenti di domanda  a cui si rivolge l’offerta delle imprese operanti nella zona. Il Parco  offre interessanti itinerari sia di carattere artistico che di carattere ambientale. Non mancano le presenze archeologiche, basti pensare ai luoghi mitici della Mefite nella valle d’Ansanto o ai parchi archeologici di Conza della Campania e di Carbonara ad Aquilonia, che si presentano come spaccati significativi della vicenda storica dei luoghi.

Emblematica, per la stratificazione millenaria e per la ricchezza storico-artistica-archeologica-religiosa, l’Abbazia del Goleto, tra S.Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella e Nusco; grazie ai recenti interventi POR, oggi è doatata anche di spazi per alloggiare, biblioteca, sale convegni nonchè ampi spazi da attrezzare a Museo.

Quest'area geografica offre panorami e scorci naturali di incomparabile bellezza e non è un caso, che nell’area siano stati perimetrati ben 6 siti di interesse comunitario.

Un forte elemento di attrazione sono poi i prodotti genuini dell’agricoltura, grano duro e quindi pane, olio, vino, ortaggi. Buon cibo e generosa ospitalità sono diffusi in tutto il territorio del Parco.

 

Opportune comunque alcune porte di ingresso, info-point, sistemate in siti noti, importanti e, soprattutto, già funzionati; si prevedono nei 4 punti di accesso geografico.

 

Ad OVEST, con accesso dall’Ofantina-bis (Montella, Avellino, Napoli),  l’Abbazia del Goleto, luogo di architettura e di arte, di stratificazione millenaria, attrezzata di recente con risorse del Por Campania con sale museo, sale conferenze, biblioteca, alloggi, area archeologica, area storica, area liturgica; disponibile area info-point sul Parco;

A SUD, con accesso dalla statale 7 lucana (Pescopagano, Bella, Muro Lucano, Potenza), Sant’Andrea di Conza, centro storico ben recuperato e non scempiato dalla ricostruzione post terremoto; disponibile area info-point sul parco all’interno della ex-Fornace di Laterizi, centro espositivo, unica testimonianza di archeologia industriale, recuperata, in Irpinia;

A EST, con accesso dall’Ofantina pugliese (Rionero, Melfi, Foggia), Monteverde, centro storico in parte disabitato, decoroso e intatto;    disponibile area info-point all’interno del recuperando Castello medioevale

A NORD, con accesso dall’Autostada Napoli-Bari, Bisaccia, con interessante dualità tra nuovo centro post-sisma e centro storico paese albergo; disponibile area info-point all’interno del Castello, anche sede del Museo Archeologico.

 

il programma di GIOVEDI’ 24 giugno, il giorno del parco

http://www.cairano7x.it/2010/programma/giovedi-24-giugno/

 

 

il territorio del parco, inquadramento

http://www.cairano7x.it/2010/2010/06/16/irpinia-doriente-il-territorio-del-parco-rurale/

 

 

immagini

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

 

il giorno del parco, sintesi + testo franco arminio

http://www.cairano7x.it/2010/2010/05/25/irpinia-d%e2%80%99oriente-_-un-parco-contro-l%e2%80%99idea-dello-sviluppo-obbligatorio/

 

 

ARTICOLI CORRELATI

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/no-alla-discarica-del-formicoso/il-parco-dellirpinia-doriente/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/04/30/avvicinamento-al-parco/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/04/28/alpuiarra-est-%e2%80%93-alta-irpinia/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/03/19/museo-del-territorio/

 

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/05/25/michele-di-martino-e-lolio-di-aquilonia-al-giorno-del-parco-_-giovedi-24-giugno-2010-a-cairano-7x/

 

 

alcuni ‘post’ sul Parco

21 aprile 2008, si lancia l’idea :

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/04/21/non-vogliamo-una-discarica-vogliamo-il-parco-regionale-dellirpinia-doriente/

 

23 aprile 2008, la prima proposta per il PARCO e le prime adesioni sul Blog:

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/04/23/parco-regionale-dellirpinia-doriente-prima-uscita-domenica-4-maggio-a-sandrea/

 

11 maggio 2008, definite le linee principali in una relazione tecnica consegnata in regione; puoi scaricare il documento (testi e foto) :

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/05/11/parco-dellirpinia-doriente-relazione-illustrativa/

 

i VIDEO girati nella prima escursione con i ragazzi dell’università di napoli , 24 maggio 2008

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/05/27/cp-escursione-del-24-maggio-2008/

 

CAIRANO 7x

 

Il Giorno del Parco

Idee per far nascere un parco dal basso

Il Parco Rurale dell’Irpinia d’Oriente

_di angelo verderosa

        

 

Dopo due anni dalle prime idee lanciate sul Blog della Comunità Provvisoria –erano i giorni del tentativo di portare una megadiscarica sul monte Formicoso, in alta irpinia, a 900 metri di altitudine-

si riprende a parlare della ‘necessità di far nascere un parco dal basso’.

Senza aspettarne l’istituzione. Se il ‘parco’ c’è deve venire fuori da solo.

Deve essere un’esigenza sentita dagli abitanti, dai contadini, dai produttori, dagli intellettuali; poi dagli amministratori.

Il  ‘parco’ deve essere innanzitutto un ‘parco rurale’, legato cioè alla promozione della principale risorsa del territorio dell’Irpinia d’Oriente : l’ambiente agricolo, rurale; la terra !

Bisogna riprendere da qui, dalla ragione storica, economica, sociale per cui questi nostri paesi –e noi stessi- siamo qui.

Basta con la falsa industrializzazione. Basta con i centri commerciali. Basta con l’emigrazione.

Identificarsi in questo paesaggio è l’unica via d’uscita per questo territorio e per questi paesi.

Ritrovare una nostra identità e rafforzarla in nome della terra e del paesaggio : mettersi insieme per fare un progetto comune.

Abbandonare l’idea malsana di accumulare risorse nel proprio campanile a discapito di quello vicino.

Il ‘parco’ sarà un esperimento di sostenibilità ambientale, un territorio dove produrre energia pulita unitamente ai prodotti di qualità. Un territorio che deve darsi l’obiettivo di invertire il trend dello spopolamento in atto. Vogliamo portare qui nuovi abitanti più che turisti.

Per fare questo bisogna iniziare a costruire un’idea di unitarietà,  darsi un’immagine coerente, istituire collegamenti efficienti tra i paesi, recuperare la linea ferroviaria, recuperare gli immobili per farli arrivare anche su un mercato internazionale.

L’esperienza di Calitri (con gli inglesi) va ripresa e rilanciata sull’intero territorio. 

Necessita individuare con chiarezza un’unità paesistica e paesaggistica.

     

 Preceduta da un laboratorio di formazione con studenti universitari provenienti da varie regione italiane, giovedì 24 giugno 2010, ci sarà un’escursione nel ‘parco’: da Cairano ad Andretta – Bisaccia – Aquilonia – Calitri; faremo una colazione all’aperto –preparata da ‘I Mesali’-  sotto la centenaria quercia dell’Immacolata, nella campagna di Aquilonia.

L’invito è aperto a tutti; non necessita prenotazione.

Nel pomeriggio, a Cairano, a partire dalle 16,  ci sarà un incontro a più voci; l’elenco degli interventi finora prenotati (circa 30)  è sul sito di Cairano 7x.

Ci saranno i Sindaci (confidiamo nella loro sensibilità); lanceremo il concorso per il logo del Parco dedicato ai ragazzi delle scuole superiori; cercheremo di pervenire ad un primo protocollo d’intesa; già in questo primo appuntamento conferiremo l’utilizzo del Logo del Parco ad una serie di eccellenze ‘resistenti’  nei nostri paesi : produttori agricoli di qualità – artigiani – artisti – aziende agrituristiche.

 

L’organizzazione è a cura della COMUNITA’ PROVVISORIA,

il coordinamento per la giornata del Parco è di Angelo Verderosa

( contatti studio@verderosa.it    348.6063901 )  

 

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GUARDA il PROGRAMMA

http://www.cairano7x.it/2010/programma/giovedi-24-giugno/

iscriviti a parlare per il convegno di GIOVEDI 24 giugno ‘il giorno del parco’

 

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IRPINIA D’ORIENTE _ UN PARCO CONTRO L’IDEA DELLO SVILUPPO OBBLIGATORIO _ di Franco Arminio

Il parco dell’Irpinia d’Oriente si costruisce con progetti che usano la gomma più che la matita; dobbiamo togliere e non mettere. Dobbiamo cucire in una nuova alleanza il vuoto e il silenzio e la luce e il cibo e il pensiero e l’arte di trascorrere il tempo, dobbiamo cucire fabbriche nuove come quella del vento a fabbriche antiche come quella del pane.

Il parco già c’è, bisogna solo usarlo. È un piccolo angolo di quel grande parco che dovrebbe chiamarsi “parco mondiale della terra tonda”.  Alla luce dei pericoli che corre il nostro pianeta, che esiste da quattro miliardi di anni, è chiaro che bisognerebbe dichiararlo per intero “area protetta”. Gli uomini stanno in giro da tre milioni di anni.  Tempo infimo, ma buono per sterminare i nostri compagni di avventura. Del miliardo di specie vegetali e animali che la terra tonda ha partorito, ne è rimasto solo l’uno per cento. Siamo troppi: tre nuovi nati ogni secondo, 26.000 al giorno, 95 milioni all’anno. Nel 1800 eravamo un miliardo, nel 1910 quattro miliardi, nel 2000 sei miliardi.

Continuando di questo passo nel giro di un secolo non ci sarebbe spazio neppure per muovere un passo.

C’è un modo di usare il mondo, che sinteticamente potremmo definire “capitalistico” a cui noi ci opponiamo radicalmente. Ci sono le persone che ammazzano i loro simili con un pistola e giustamente li mettiamo in galera. Ci sono i criminali di specie: sono tutti quelli che inneggiano alla crescita. Il corpo sociale è come il corpo di un individuo: non può vivere sempre mangiando, senza mai fermarsi, senza mai dormire.

Nel nostro parco non c’è spazio per il mito dello sviluppo. Noi non diremo mai che il nostro parco è un’occasione per lo sviluppo.

Abbiamo avuto l’ardire di usare questa parola perfino dopo il terremoto. Abbiamo concepito la ricostruzione come occasione di sviluppo e abbiamo visto com’è andata.

*

Noi siamo ambiziosi: chiediamo all’umanità di correggere la propria traiettoria. E cominciamo da qui, cominciamo dai nostri luoghi, dai nostri incontri.

A nessuno venga in mente di venire ai nostro incontri comunitari per il parco da solo in macchina. Bisogna venire in compagnia, altrimenti non ha senso.

*

Lo spazio è limitato e una crescita continua può solo lacerare il delicato involucro che ci contiene.

Il nostro è il parco della decrescita.

Il nostro è un granello per inceppare il meccanismo infernale a cui ogni giorno lavorano le oligarchie politiche ed economiche.

*

Non c’è tempo per tutto, ma in questi giorni sul nostro blog della montagna,http://comunitaprovvisoria.wordpress.com  il parco già vive. Parlare di un libro come quello di Livio, scrivere una poesia, battersi contro un criminale del territorio, tutto questo deve stare insieme, tutto questo è già una nuova politica e una nuova società. Dobbiamo incoraggiarci e incoraggiare. Siamo sulla buona strada.

*

Il parco è già nato e non abbiamo bisogno di inchinarci davanti a nessuno per farci battezzare. Non staremo a imbrattare cartoffie, a istituire consigli di amministrazione. Non vogliamo fare una cosa che diventa un problema di cui occuparsi, ma vogliamo occuparci di quello che facciamo, dei liberi vincoli, della comune passione che ci lega a questo territorio.

Abbiamo capito che abitare un territorio sano è la condizione per poter abitare in maniera sana anche le parti malate, anche gli altri luoghi in cui scegliamo o siamo costretti ad andare.

Il nostro non è un recinto. Alla provincia come prigione psicologica non vogliamo aggiungere la prigione del paesaggio. Siamo per l’andare e il venire. E la nostra è una frontiera fra il basso occidente e l’alto oriente.

*

Il nostro non è un parco contemplativo, ma insurrezionale. Qui se si fanno passeggiate sono passeggiate rivoluzionarie. Non camminiamo nel giorno di festa per riposarci dagli imbrogli dei giorni feriali. Camminiamo come forma d’amore urgente. Non vogliamo svagarci, vogliamo rigenerare, rigenerarci.

*

Ci opponiamo al progetto di De Gennaro per una mega discarica in Irpinia non perché non vogliamo fare la nostra parte nella gestione del problema dei rifiuti, ma perché rifiutiamo questa esportazione della cancrena a cui ormai tutti si stanno assuefacendo. Come se ormai il mondo non consistesse nel portare la bellezza da un posto all’altro, ma nel far viaggiare la merda, come se ognuno di noi dovesse essere impegnato nella catena di montaggio del peggio.

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giovedì 24 giugno 2010 a CAIRANO 7x ‘il GIORNO del PARCO’

FOTO

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

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