Guido Giannini presenta “Zingare” - Viaggio fotografico tra il “popolo del vento”

Guido Giannini presenta “Zingare” - Viaggio fotografico tra il “popolo del vento”
Venerdì 26 - ore 16.30 sala consiliare Comune di Cairano (Av)
Incontro con Guido Giannini (a cura del laboratorio fotografico Cairano 7X)
http://guidogiannini.jalbum.net/Fotografia/
Fotoreporter nato a Napoli dove vive tuttora. Da più di cinquant’anni si dedica alla fotografia, prediligendo quella in bianco e nero. Ha tenuto personali a: Acerra, Angri, Benevento, Caserta Vecchia, Ceppaloni, Follonica, Giugliano, Messina, Milano, Napoli, Nola, Palermo, Pozzuoli, Roma, Rozzano, San Lupo, Sant’Antimo, Sant’Arpino, Scisciano, Solighetto, Somma Vesuviana, Succivo, Torre del Greco e Vico Equense. Ha partecipato, inoltre, a varie collettive.
Collabora con: Il Manifesto, Il Mattino, La Repubblica, Liberazione, LiberEtà, L’Unità, Qui Touring, Rocca.
“Zingare” - Viaggio fotografico tra il “popolo del vento”
Dietro foulard e gonne colorate, a bordo dei caravan incagliati nella periferia napoletana, sotto le sopraelevate dell’Asse Mediano, l’obiettivo delicato e umanissimo di Guido Giannini incontra gli sguardi neri e i sorrisi d’oro delle zingare. E ci accompagna lungo il cammino interminabile del “popolo del vento”.
Foto inedite a colori, saltate fuori come un regalo inatteso dallo sterminato archivio di Guido Giannini, fotoreporter (come ama definirsi) che tuttavia conserva il tocco raro del poeta. Gli scatti rappresentano al femminile il mondo dei Rom e dei Sinti accampato nei quartieri periferici di Napoli, tra Scampia, Poggioreale, Secondigliano, Ponticelli: su questo palcoscenico della desolazione, le zingare di Guido si stagliano con tutta la loro malinconica vitalità.
Queste immagini, impresse su pellicola negli anni ’70, raccontano di uno straordinario microcosmo sociale, fatto di tradizioni e abitudini ancestrali che resistono all’assalto della modernità. Ma non solo: le foto di Giannini spiegano, a trent’anni di distanza, le ragioni di una diversità irriducibile, di un progetto d’integrazione fallito in una città che ha visto crescere vertiginosamente le proprie contraddizioni.







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